di Marco Sebastiani
Introduzione di Maria Sabatini
Quando il principiante si flette in avanti vede i suoi piedi. Misura l'avanzamento della sua pratica con l'avvicinamento verso i piedi e, dopo anni, si interroga su quanto tempo deve impiegare ad avvicinarsi ai piedi. Con il tempo sopraggiunge lo sconforto "dove sono i doni promessi dallo yoga?!" [confronta: Patanjali Yoga Sutra, Libro Terzo: i Doni ] e il pessimismo diviene cosmico "siamo tutti principianti!". Il praticante avanzato, quando si flette in avanti non vede i suoi piedi, vede, anzi sente, l'energia che scorre nel suo corpo, la stessa energia che sente durante il pranayama o la meditazione, energia che egli riesce ad incanalare mediante chiusure (bandha), gesti (mudra) o posture (asana).
Cosa differenzia il praticante inesperto dal praticante avanzato? probabilmente un buon maestro che ha insegnato come rendere possibile tutto questo.
Leggendo l'articolo di Marco Sebastiani, mi è piaciuto talmente da chiedere all'autore di poter scrivere questa colorita introduzione, della quale spero si sia intuito il tono scherzoso. L'articolo spiega in modo magistrale il significato medico anatomico e energetico dei bandha, senza dare nulla per scontato. Mi ha fatto inoltre riflettere su quali insegnamenti mi abbiano fatto fare un passo verso la pratica avanzata, verso i doni dello yoga di cui parla Patanjali negli Yoga Sutra. Sicuramente al primo posto c'è stata la costanza nella pratica. Sicuramente di pari importanza è stato un mio maestro che mi ha condotto passo-passo verso la percezione dell'energia interiore, iniziando con un nonnulla, chiudendo gli occhi nel mezzo di una pratica molto energetica, proseguendo verso la reale percezione del prana, e del suo incanalamento. In questo percorso l'uso dei bandha ha forse ricoperto il ruolo più importante e l'articolo che oggi ho l'onore di presentare credo getti nuova luce sulla mia pratica personale. Il mio augurio è che possa essere di ispirazione per chiunque legga.





