di Kenan Digrazia e Marco Sebastiani
Esistono ambiti nei quali scienza, filosofia e religione possono dare luogo a dialoghi straordinari in quanto a ricchezza e profondità di vedute. I meccanismi possono essere molteplici, e in questi, gli ambiti del sapere possono essere reciprocamente consapevoli del proprio ruolo oppure no. Se da una parte filosofia e religione possono influenzare gli ambiti e le impostazioni di alcune ricerche scientifiche, dall'altra alcuni pensieri religiosi sposano le moderne teorie scientifiche, aggiungendo sfumature o interpretazioni al loro sapere ancestrale. Possiamo dire che, generalizzando, Buddismo ed Induismo, seppure nelle loro innumerevoli declinazioni, seguano questa strada, non contrapponendo mai il loro sapere a quello scientifico, ma cercando sempre una convergenza, una illuminazione sulle presenti conoscenze, considerate provenienti dalle sacre scritture. Sua santità il XIV Dalai Lama ha spesso collaborato in diversi ambiti scientifici, come ad esempio la ricerca neurologica sugli stati mentali, dicendosi pronto a rivedere le sue convinzioni qualora venissero confutate dal sapere scientifico. Le massime autorità dell'Induismo sono da sempre interessate agli ambiti di ricerca astrofisica sulle origini dell'Universo, e non solo. Non serve qui ricordare come un'enorme statua di Shiva Nataraja troneggi all'ingresso del Centro Europeo per la Ricerca Nucleare (CERN) con una epigrafe molto significativa: "Centinaia di anni fa, gli artisti indiani crearono immagini visive di Shiva danzante in una bella serie di bronzi. Nel nostro tempo, i fisici hanno utilizzato la tecnologia più avanzata per ritrarre i modelli della danza cosmica. La metafora della danza cosmica quindi unifica la mitologia antica, l'arte religiosa e fisica moderna."
