di Marco Sebastiani
La Bhagavad Gita e gli Yoga Sutra, sono i due pilastri antichi della disciplina dello yoga. Per chi è interessato alla tradizione sono entrambi imprescindibili.
Le due opere hanno tuttavia una serie di differenze. In primo luogo è diversa la forma, la Bhagavad Gita è molto più discorsiva e apparentemente chiara nei contenuti, che seguono una storia ed una narrazione, al contrario dei sutra di Patanjali, che espongono invece sintetici concetti filosofici. Nonostante ciò, i numerosi commenti che sono stati scritti sulla Bhagavad Gita espongono opinioni molto diverse anche sui concetti essenziali. La Gita è nauralmente letta come contenuto allegorico, ed il rapporto tra il suo protagonista, l'arciere Arjuna e il conducente del suo carro da battaglia, il dio Krishna, è identificato come il rapporto tra lo spirito individuale e lo spirito assoluto, riportando il discorso in un ambito molto vicino all'opera di Patanjali. I commentatori dei Vedanta, opera di cui la Gita fa parte, leggono però il rapporto tra il Sé e il Brahman nel testo, in modo completamente influenzato dalla propria visione del mondo: la scuola Advaita Vedanta vede nell'essenza dell'opera il non-dualismo di Atman (anima) e Brahman (spirito universale) , mentre le scuole Bhedabheda e Vishishtadvaita vedono Atman e Brahman come allo stesso tempo distinti e non distinti, in una sintesi tra questi due estremi a loro giudizio perfetta, e infine la scuola Dvaita li vede, assecondando la propria visione dualistica, come distinti.
Il rapporto tra spirito individuale e spirito assoluto è, secondo chi scrive, l'aspetto più interessante ed universale per il praticante di yoga moderno, nucleo centrale che rende quest'opera globale e senza tempo. Seppure la Gita abbia innegabilmente una connotazione più "religiosa" e devozionale rispetto ai sutra di Patanjali, ci pone di fronte ad un'indagine introspettiva e ad un viaggio su di un percorso comune a tutti coloro che si pongono in cammino verso il terreno della spiritualità. L'approccio potrà essere più religioso appunto o più meccanicistico e materialistico, a seconda della formazione e delle idee ultime del lettore, o forse, ancora meglio, ci si potrà abbandonare al testo senza idee preconcette, analizzando solo alla fine come ci abbia arricchito questa meravigliosa lettura.
L'ambientazione della Gita in un campo di battaglia è stata interpretata da sempre come un'allegoria per le lotte etiche e morali, senza tempo, della vita umana.







