Gli ultimi dieci Sutra dell'opera di Patanjali raccontano come il corpo , la mente e lo spirito raggiungano la liberazione grazie allo yoga. Liberazione dai desideri effimeri, dal falso conoscere, la liberazione dalla sofferenza del vivere e dalle conseguenze delle proprie azioni. Quando ogni azione è guidata dai principi dello yoga illustrati nel secondo libro (non violenza ,verità , onestà, morigeratezza, frugalità; purezza, appagamento, pratica intensa, studio di sè‚ abbandono allo spirito assoluto); quando ogni azione non ha più nessuno scopo utilitaristico, né di raggiungere il bene né di raggiungere il male; allora le azioni compiute non hanno più conseguenze che possano toccare il nostro cuore in questa vita; si raggiunge quindi la pace e la liberazione. Il percorso illustrato da Patanjali è stato lungo, ma ora che è possibile osservarlo nella sua interezza, colpisce in modo particolare l’organicità del pensiero. Egli ha descritto lo yoga compiendo un percorso non lineare, ma molto efficace: ha iniziato nel primo libro definendo il termine stesso di yoga, come la cessazione delle oscillazioni della mente e il perché dell’importanza di questa condizione per il ricongiungimento con lo spirito assoluto. Ha poi proseguito indicando passo per passo il sentiero da compiere. Il secondo libro è senza dubbio la parte fondamentale dell’opera, il manuale per come arrivare all’illuminazione, alla consapevolezza, alla felicità o alla liberazione che dir si voglia. E' il manuale dello yoga. Il secondo libro è la luce che indica la strada da seguire. Nel terzo capitolo Patanjali ha spiegato dove porta questa pratica, quali sono gli effetti di tutti questi sforzi fisici e mentali, gli effetti di questa pratica metodica e intensa. Infine l’autore ci mostra il quadro d'insieme o, meglio, ci spiega che la pratica non deve diventare fine a se stessa, ma all’ultimo va ababndonato anche l’attaccamento alla pratica e ai bellissimi doni che questa regala, in favore di una totale liberazione da ciò che è terreno e materiale, in favore di una pace completa ed assoluta. Questo ultimo capitolo è in generale quello preferito dagli studiosi, dai filosofi, ma anche dagli asceti, che qui trovano un’analisi delle grandi questioni della vita. Alcuni maestri indiani che ho conosciuto, bramini che avevano dedicato l’intera vita allo yoga, guardavano con sospetto e forse anche con disinteresse al quarto libro, per motivi differenti. Taluni mi spiegavano che erano felici nella loro pratica quotidiana, nell’unione della mente e del corpo e nell'estasi dello spirito e che altro non gli interessava. La quotidianità dei riti dei bramini e la visione del mondo induista, giocano forse un ruolo importante in questa scelta. Altri ritenevano che gli argomenti riguardanti le massime sfere dello spirito, non possano essere concettualizzati o, meno che mai, scritte, ma che siano solamente nel proprio animo e che, anzi, concettualizzarle avrebbe nuociuto alla loro esperienza perché avrebbe creato un sentiero non più completamente libero, ma preordinato o comunque con delle aspettative di un certo tipo. Immagino che queste stesse osservazioni potessero essere rivolte all’autore anche dai suoi contemporanei, siamo quindi estremamente grati a Patanjali per aver formalizzato qualcosa che i più forse avrebbero lasciato segreta, una scienza per iniziati, al massimo da tramandare da maestro a discepolo.
di Maria Sabatini
Continuiamo il viaggio tra i giovani insegnanti di yoga italiani per cercare di capire quale sarà il futuro prossimo di questa arte nel nostro Paese. Oggi Intervistiamo Matilde Fabbri, la sua storia ci ha molto colpito, aveva un tradizionale e ben retribuito lavoro come designer ad Aukland, quando ha deciso di lasciare il posto "fisso" per dedicarsi a tempo pieno allo yoga. Le scelte coraggiose e i caratteri determinati possono essere una grande ispirazione per tutti noi, quindi abbiamo deciso di chiederle di più.
Yoga magazine Italia: Ciao Matilde è un vero piacere fare la tua conoscenza. Ci racconti come hai iniziato a fare yoga e come sei diventata insegnante?
Matilde Fabbri: Ho iniziato a praticare durante il primo anno di università, vivevo in Inghilterra e andare ai miei appuntamenti di yoga settimanali era un modo per staccare totalmente dagli impegni universitari. E’ bastato pochissimo perché lo yoga diventasse parte del mio stile di vita. Ho iniziato praticando Hatha Yoga e poi Ashtanga. Tre anni dopo, finita l’università, mi sono trasferita ad Auckland in Nuova Zelanda e ho iniziato a praticare Vinyasa in una scuola a cui sono molto affezionata. Lì ho capito che volevo approfondire la mia pratica e così mi sono iscritta al Teacher Training di 300 ore a Bali. All’inizio non avevo in mente di insegnare, volevo solo approfondire la mia conoscenza. E invece subito dopo il training, un’esperienza bellissima e molto intensa di un mese, ho iniziato tenere le mie prime lezioni di yoga a Auckland, dove ho continuato a insegnare oltre al mio lavoro d’ufficio per due anni.
Il dolore nella parte bassa della schiena è un’esperienza con cui quasi tutti, indipendentemente dall’età e dallo stile di vita, hanno a che fare almeno una volta nel corso della propria esistenza. Tra le numerose possibili cause all’origine del disturbo, quella legata a una disfunzione sacroiliaca è più comune di quanto si creda ed è anche la più subdola, sia perché tende a colpire soggetti insospettabili, la cui colonna vertebrale è molto mobile, sia perché non esiste un esame oggettivo per diagnosticarla.
Le articolazioni sacroiliache sono i due punti alla base della colonna vertebrale in cui l’osso sacro e le ossa iliache si incontrano. Il sacro, visto frontalmente, è un triangolo con la punta verso il basso, visto di lato appare invece concavo sul davanti, convesso dietro, e inclinato con la coda retroposta rispetto alla parte alta. Ciascun lato del bacino è formato da tre ossa: ileo, ischio e osso pubico. Quello più in alto, che forma cioè la “cresta” con cui solitamente si indica l’anca, è l’ileo. Il sacro è incuneato proprio tra i due ilei e la sua parte alta ha una superficie ruvida e piatta che si incastra alla perfezione con la superficie ruvida e piatta di essi. Queste aree a contatto tra loro, rivestite di cartilagine, sono chiamate superfici auricolari e il punto in cui combaciano e si muovono è appunto l’articolazione sacroiliaca. Nella maggior parte delle persone la giuntura si muove pochissimo o non si muove affatto, poiché nello spazio tra le due ossa passano legamenti molto forti; si è notato anche che in molti soggetti, dopo i 50 anni, essa scompare a causa della fusione di sacro e ileo in un unico osso. Chi, per struttura fisica o stile di vita, non subisce questa fusione, ha l’articolazione più mobile ed è più esposto a problemi. Il disallineamento sacroiliaco è infatti piuttosto comune tra i praticanti yoga, perché più a rischio di overstretching. Immaginiamo un piatto di porcellana spezzato in due che, se non viene bene incollato, riportando le due superfici ruvide a combaciare alla perfezione, avrà sempre visibili la linea di frattura e lo spazio vuoto e rischierà di rompersi di nuovo. Allo stesso modo le superfici auricolari di sacro e ileo presentano escrescenze e avvallamenti che devono combaciare alla perfezione, altrimenti si avverte dolore e si possono persino deteriorare cartilagine e ossa.
A essere colpite dal dolore sacroiliaco sono soprattutto le donne. Per gli ormoni, che durante le mestruazioni, la gravidanza e l’allattamento rendono i legamenti più lassi, e per ragioni anatomiche: se infatti, nell’uomo, sono tre i segmenti del sacro che si articolano al bacino, nel gentil sesso sono solo due, quindi l’articolazione è meno stabile. Le sacroiliache nella donna sono inoltre meno curve di quelle maschili, il che comporta che combacino tra loro in modo meno perfetto, creando uno spazio vuoto tra le ossa. Questi fattori incidono anche sulla deambulazione, che nella donna comporta uno scivolamento tra le ossa che può stressare i legamenti.
Yoga Sutra: la mente, la realtà e la liberazione, IIa parte IV libro [YSIIII:14-22]
#yogasutra dicembre 05, 2017L'ultima parte del quarto libro degli Yoga Sutra di Patanjali, conclusivo dell'opera, costituisce la summa del suo pensiero e forse la parte più bella e importante dell’intero testo. Si è detta la stessa cosa per ogni capitolo e gruppo di sutra, è vero, ma il genio di Patanjali e la bellezza dello yoga da lui descritto continuano a emozionarci ancora, dopo la non trascurabile cifra di tre millenni trascorsi. Si può osservare che l'uomo è uno e da quando è venuto al mondo si è interrogato su chi fosse, sul perché esistesse e su quale fosse il significato di tutto questo. L'uomo è per eccellenza colui che attribuisce significato al mondo circostante: dall'arte al linguaggio, dalla filosofia alla religione, ma proprio per questo tende a sfuggirgli il significato ultimo e ha quindi cercato infinite strade che lo potessero restituire. L'approccio di questo capitolo è assimilabile ai grandi sistemi filosofici, seppure con proprie caratteristiche uniche, tra cui quella forse più importante di descrivere una scienza empirica, cioè non teorica, ma pratica. Tra gli otto passi che compongono lo yoga, non è prevista nessuna attività speculativa, ma solamente la pratica costante. Patanjali scrive per i maestri più che per i discepoli, per chi deve perpetrare il messaggio e per questo motivo si dilunga in questioni filosofiche, altrimenti estranee allo yoga. Patanjali ci dice che la pratica porta gli yogin a sentire la perfetta unione tra mente, corpo e spirito, ma il percorso e i risultati saranno soggettivi. Il percorso è precluso solamente a chi non prova (o a chi è pigro, come era solito ripetere Pattabhi Jois). La grandezza e unicità dello yoga consiste, secondo chi scrive, nell'iniziare non con grandi proclami ma con piccoli passi, con un po' di allungamento muscolare a terra. “Inizia a praticare, tutto il resto seguirà” aggiungeva il grande guruji. Nessuno può prevedere esattamente quale sarà il viaggio, né dove condurrà, ma a chi volesse, con tenacia e costanza, perseverare in un’intensa pratica (tapah come dice il nostro autore), esso potrebbe riservare grandi sorprese e offrire una fonte di tranquilla gioia difficilmente eguagliabile, una ricerca appassionante che dura tutta la vita. E non sono parole vuote. Scusate l'esternazione, forse fuori luogo, ma a parlare è il mio amore per lo yoga. Ora lasciamo invece che a parlare sia Patanjali.
Con questo articolo Yoga Magazine Italia introduce una nuova rubrica nella quale intervisterà gli istruttori giovani o di recente formazione. Lo scopo è di osservare dove sta andando la pratica dello yoga in Italia, prendendo come riferimento proprio chi lo influenzerà maggiormente nel prossimo futuro. Innegabilmente stiamo assistendo ad una crescita di tutto il movimento nel nostro Paese. Fino a qualche anno fa i nomi conosciuti, anche nelle principali città, erano sempre gli stessi, c'era poco ricambio e poche possibilità di emergere. Le cose stanno cambiando drasticamente e in meglio; l'offerta si sta differenziando, sono molte le possibilità di farsi conoscere per chi sia veramente motivato. Con questa rubrica vogliamo guardare avanti, dando spazio alle tante bellissime novità che avanzano. Oggi abbiamo l’onore di intervistare i due astri nascenti dello yoga Italiano, parte attiva del vivacissimo panorama milanese, insegnanti giovani, ma di grande carisma, Martina Sergi e Martina Rando, che si presentano spesso come The Two Martinas. Potreste averne sentito parlare perchè sui social sono piuttosto famose, ma, come vedrete, sono molto spontanee e genuine nel parlare di loro stesse.
Yoga Magazine Italia: Ciao ragazze è davvero un piacere poter dare spazio sulle nostre pagine a due persone appassionate e motivate riguardo lo yoga come voi. Ci potreste raccontare brevemente come avete iniziato a fare yoga, come siete diventate insegnanti e come vi siete conosciute?
Martina Sergi e Martina Rando: Ciao! Il piacere e’ tutto nostro, siamo davvero felici di condividere la nostra storia con voi! Entrambe ci siamo inizialmente avvicinate al mondo del fitness. Durante l’università passavamo molto tempo sui libri e sedute, conducendo una vita non troppo salutare e quindi a un certo punto abbiamo voluto dare una svolta. Un po’ per gioco, abbiamo cominciato a fare yoga e da li il salto è stato breve e ci siamo dedicate sempre di piu’ esclusivamente alla pratica yogica.
Noi ci siamo conosciute dopo che ciò era già cominciato. Ci siamo incontrate a vari eventi di yoga in giro per Milano ma senza mai connetterci diciamo, fino a che un giorno per caso abbiamo cominciato a parlare e da quel giorno in poi siamo diventate inseparabili!
Poche figure sono amate in India come il Dio Hanuman. Fatto ancora più straordinario, Hanuman non è propriamente un Dio in quanto sua madre non si caratterizza in questo senso. Le sue vicende sono narrate in una grande quantità di antichi poemi sanscriti, tra i quali spicca tra tutti il Ramayana, il racconto del principe Rama ingiustamente esiliato e privato della sua sposa. Hanuman è caratterizzato da una forza sovrumana, grande agilità, una curiosità innata, grande devozione all'amicizia e alla giustizia, ma soprattutto per l'elevazione spirituale. Egli è il famoso dio-scimmia le cui raffigurazioni nelle strade, come nei templi, tanto colpiscono l'immaginario dei turisti a spasso per l'India. Ma cosa c'entra Hanuman con la posizione che porta il suo nome? E' questa la domanda a cui risponderemo nel proseguo dell'articolo di oggi e vedremo che i punti di contatto e interesse sono moltissimi!
Il quarto e ultimo libro dei sutra di Patanjali è dedicato alla “liberazione” ed è secondo alcuni il libro più importante. L'autore riprende infatti concetti già espressi negli altri tre capitoli e li ribadisce alla luce di tutti i sutra enunciati sino a questo punto. Non vogliamo arrivare a dire che siano i concetti più importanti, ma sono quelli riguardo ai quali l'autore sente di dover ancora puntualizzare qualcosa. Questo quarto libro ha però dovuto scontare un destino simile a quello del terzo capitolo. Se ricordate il terzo libro è spesso interamente interpretato dai traduttori come una sequenza interminabile di doni prodigiosi che si ricavano dalla pratica dello yoga, dalla levitazione alla telecinesi. Abbiamo visto come questa visione sia ampiamente limitativa e faccia perdere di interesse il messaggio restituibile invece da questo testo veramente unico. In modo analogo il quarto libro è spesso tradotto con una sequenza interminabile di regole e principi poco comprensibili: incipit, “i doni dello yoga si conseguono alla nascita oppure con l'uso di droghe... ”, chi non chiuderebbe il libro dopo un simile esordio? La buona notizia è che una traduzione alternativa è possibile e che sembra parlarci in modo molto vivido.
La liberazione che da il titolo al IV capitolo è quella dello spirito, il concetto ha vari punti di contatto con l'illuminazione buddista, pensiero con il quale Patanjali ha molto in comune, se non altro da un punto di vista storico e culturale. La liberazione dai vincoli della vita mondana, dai desideri e dall'incessante vagare della mente è però raggiunta mediante la pratica dello yoga e ai progressi che questa ha consentito.
di Maria Sabatini
Yoga Magazine Italia oltre ad occuparsi della tradizione e della filosofia legate alla nostra arte, di tanto in tanto indaga le nuove tendenze. Dopo aver approfondito le polemiche americane legate ad Instagram nell'articolo L'ossessione del «Vero Yoga», volevamo conoscere il punto della situazione in Italia. Per fare questo abbiamo intervistato uno dei più noti social media manager italiani, marketing strategist in forze a Milano e appassionato di yoga. Ci ha però chiesto di rimanere anonimo in quanto, essendosi occupato delle principali campagne social in Italia, anche di marchi legati allo yoga, non vorrebbe perdere sincerità nel risponderci "ufficialmente". Federico è uno che non le manda a dire, vedrete... rispettiamo il suo anonimato. Gli abbiamo anche chiesto la classifica dei primi venti account italiani più influenti.
Ciao Federico, ci spieghi in due parole cosa è Instagram?
Instagram
è un archivio mondiale di fotografie con commenti. E' nato come app perchè le foto che faceva erano fichissime, grazie ai filtri, si è sviluppato perchè permette di interagire. Questo archivio è composto e catalogabile in varie nicchie di interessi, tra i quali nel mondo spiccano i viaggi, la moda, la
bellezza, il fitness, la salute, gli affari, l'intrattenimento, l'immobiliare, il marketing, la ristorazione, eccetera, eccetera, con innumerevoli sotto categorie. Le categorie sono definite
dagli ashtag con cui chi posta le foto può caratterizzarle, 30 o 60 al
massimo, ma soprattutto dagli account tematici che è possibile seguire.
Non esiste infatti un processo di richiesta di amicizia, ma tutti
possono seguire tutti, tranne chi ha dichiarato "privato" il suo
profilo, ovvero ne fa un uso familiare o tra amici. Nel mondo, Instagram è
diventato il trend setter per eccellenza, il luogo dove vengono definite le
tendenze. Da dove credete sia partita la moda dello
spolverino femminile di due anni fa? dagli instagrammers fashion leader asiatici. Qualcuno dice anche che la
grande moda delle inversioni acrobatiche nel mondo dello yoga, sia nata
dai profili americani legati all'ashtanga. E così via per ogni settore.
Instagram è un mezzo di comunicazione di massa e come ogni strumento, non
è responsabile dei contenuti che veicola. Ultimamente si possono
postare anche brevi video e fare dirette, ma la sostanza non cambia.
Possiamo parlare di un boom di Instagram nello yoga Italiano?
In
Italia il fenomeno Instagram non ha assunto ancora le proporzioni degli
Stati Uniti, dove alcuni brand che utilizzano questo unico canale di
vendita e comunicazione sono diventati multimilionari. Questa
arretratezza è decisamente un bene per chi utilizza la piattaforma come
utente. I profili sono ancora genuini, i marchi sono marchi, le sale da
yoga si definiscono tali, i praticanti e gli insegnati sono
riconoscibili. Dove il business ha avuto il sopravvento la situazione è
molto più confusa. In Italia, fatta eccezione per qualche campagna di
brand molto noti come Nike, Adidas o ****** [per richiesta
dell'intervistato] , non si sono ancora visti investimenti
significativi. Ma a maggior ragione stiamo assistendo alla nascita del
fenomeno, la cosa è interessantissima.
I due account oggi leader
per lo yoga in Italia hanno 200.000 follower ciascuno, negli stati uniti i top ne hanno
1 milione e mezzo. L'ashtag #yogaitalia ha 35.000 ricorrenze circa, che
non sono molte (#yoga ne ha 40 milioni ndr), ma non lasciamoci
ingannare, i nostri opinion leader del settore sono molto
internazionali, hanno una rete di contatti importante e scambi vivacissimi ma, soprattutto, sono ancora molto genuini; insomma, non sono io che
gestisco i loro account, o, peggio, non se li fanno gestire da software cinesi automatici, ma lo fanno in prima persona.
Cosa definisce il successo di un profilo su Instagram?
Un
tempo, agli esordi, questo parametro era misurato dal numero di
follower. Oggi molto meno. I follower sono acquistabili a pochi euro al
migliaio al mercato nero degli hacker o al mercato ufficiale, basta
cercare su google per farsi un'idea. La misura del successo è data
dall'engagement ovvero da quanto i post ricevono interazioni con gli
altri utenti, like e commenti. I cacciatori di testimonial o brand
ambassador, ovvero persone che promuovono prodotti nei loro post,
cercano profili genuini, anche con solo qualche migliaio di follower (in
Italia), ma con molte interazioni. Già tanti marchi italiani della galassia yoga,
principalmente di abbigliamento, stanno passando a questa
fase, che di solito precede e poi accompagna la promozione spinta dello
shopping online.
Perchè uno yogin, un insegnante, una sala yoga o un brand dovrebbero essere su Instagram?
Allora,
il discorso è vario. Un praticante può crearsi un profilo innanzitutto
per vedere delle belle fotografie di yoga. Va detto che l' "Instagram
yoga" è un po' particolare, le posizioni postate sono quasi sempre
quelle più scenografiche: molte inversioni, molte spaccate e poche
posizioni più tradizionali. Molto frequenti sono anche i tutorial oppure
le fotografie di come una posizione deve essere eseguita e di come non
lo deve. Hanno un buon successo. Quindi sostanzialmente ti risponderei : può esserci
per affinare la propria pratica, trarre ispirazione, conoscere gente e avere motivazione
da chi è più avanti come posizioni. Se poi abbiamo dei contenuti da condividere, l'interazione può diventare a due sensi.
Per
quanto riguarda un insegnate, credo che l'opportunità maggiore offerta da IG sia
quella di tessere una rete di rapporti con altri insegnanti e magari con
i centri e i marchi del settore, senza la pesantezza di Facebook.
L'opportunità che IG gli offre è quella di acquistare un po' di
visibilità, per le foto che si scattano, non per chissà quali magie o spese pubblicitarie.
I
brand, su Instagram, hanno un processo di vendita e di creazione del
sentiment legato al loro marchio, unici. La filiera è brevissima. Visto e
comprato come si dice. Il fatturato di alcune società che utilizzano
ormai solo Instagram come canale, arriva tranquillamente agli otto zeri. Inoltre la rete di
ambassador, che le società possono tessere, può essere molto mirata. In giro avranno,
ad esempio, decine o centinaia di ambassador in linea con il proprio target di consumatori praticanti di yoga,
che postano foto dal salone di casa, vestite con l'ultimo pantalone: la posa è bellissima anche se non perfetta, la ragazza è affascinante, la frase che
accompagna mi riporta ai momenti più belli della mia pratica.
L'identificazione dell'utente con il soggetto che vede è massima. Funziona. Li voglio anche io quei pantaloni. Non so se ho reso?
Quali sono gli errori da non commettere per chi ha un account agli inizi o vuole aprirne uno?
L'errore
classico è sbarcare su Instagram "perché bisogna esserci", senza
avere obiettivi e contenuti. Vengono da me, magari curo già la loro
pagina facebook e mi dicono: "vogliamo andare su Instagram, non possiamo non esserci".
No. Sbagliato. Facebook è il passato noioso dell'interazione social.
Io, quando apro la mia bacheca di Facebook, dopo il primo minuto già mi
rompo le pa**e, commenterei tutti i post con un enorme "stica**i" collettivo. Su IG scorro le foto e mi emoziono, rimuovo qualcuno che è diventato noioso, aggiungo qualcun'altro che posta cose pazzesche in posti pazzeschi. Visto e comprato, come si dice. Instagram è il presente frizzante,
rapido, immediato, ma dobbiamo sapere i nostri obiettivi. Vogliamo
vedere dove va il mercato? le nuove tendenze? ok non serve una pagina
del brand, della sala o dell'insegnante di turno, restiamo spettatori,
magari con un account privato. Non abbiamo contenuti fotografici da
condividere e non vogliamo investire per farli? bene, rimaniamo su
facebook a fracassare le scatole ai poveretti che ci hanno concesso il mi piace. Che poi, detto tra noi, la patina amatoriale delle foto
scattate nel bagno di casa, nel giardino, a tavola, che hanno certi
contenuti Instagram è impagabile. E' vita vera. Con poco è
possibile fare moltissimo, ma non possiamo improvvisare.
Pensando proprio a cosa non funziona per lo yoga, su IG come su Facebook non funzionano i guru
da tastiera, i paladini dello yoga, come quelli di
cui ho letto
il vostro articolo molto divertente [L'ossessione del «Vero Yoga» ndr]. Stanno sbagliando mezzo e forse anche secolo, fanno
tenerezza. In un luogo nato per la condivisione e per tessere reti
sociali si pongono su un piedistallo, "solo noi facciamo yoga come si
deve", "gli altri sono meno bravi o fanno una cosa che non è yoga".
Il vero risultato è di sembrare patetici (post con 6 like di fidanzati e
amici, 2 commenti della signora svampita che ci crede, etc.), ma soprattutto
di risultare antipatici, screditandosi. Il guru da tastiera dello yoga
"Non fa marketing perché non gli interessa" e noi giù a ridere, la
verità è che non lo sa fare: sei sui social per farti promozione è
evidente, ma non la sai fare. Sui social funziona l'approccio Gianni Morandi, rispondo a tutti, voglio bene a tutti, sono umile e simpatico. Oppure sono una star internazionale. Questo è solo un esempio, è giusto
trovarsi una nicchia e una propria unicità, ma queste esplosioni di ego
non dovrebbero essere contrarie allo yoga? ditemelo voi che siete
esperti!
Infine, un errore plateale è ricorrere all'acquisto di follower e like, perché l'interazione di questi account è vicina allo zero e comunque riconoscibile. Scredita completamente il profilo. Allo stesso modo i software di automazione, che amministrano al tuo posto l'accaunt, si riconoscono al primo sguardo, non creano engagment, e danno un risultato platealmente stupido: commenti tutti uguali, commenti non collegati alla foto in questione, uso eccessivo di emoji, follow di profili completamente fuori target. Danneggiano molto l'immagine che ne esce, che poi su Instagram è quasi tutto. E' il motivo per cui a volte profili con 50K follower hanno un ranking molto basso e "valgono poco".
Quali sono le tendenze Italiane dello yoga su Instagram?
Ultimamente
quasi tutte le foto sono accompagnate da frasi che
vogliono portare ispirazione e consapevolezza, un uso che a me piace e regala un
po' di profondità in più. All'inizio l'impressione che si riceve con lo
yoga su IG è molto da mostra delle vanità, ma questa prima impressione
superficiale è quella di chi non conosce il mezzo. Vedo mia moglie, già
solo per i workshop a cui ha partecipato o per le persone che ha
conosciuto con cui condivide questa passione, ha ricevuto tantissimo da
questo mezzo.
Una tendenza che sta prendendo molto
piede, ma
che non mi piace particolarmente, sono invece le foto di nudo in
posizioni yoga, a detta dei fautori rappresentano il senso di liberta e
il riappropriarsi del rapporto positivo con il proprio corpo, anche rispetto a come viene visto dagli altri. Non mi piace, quindi non seguo gli ashtag o
i profili #nudeyoga, è semplice. Così come non consiglierei ad un brand di associare la propria immagine a questo tipo di rappresentazione, ma forse sto invecchaindo. Considera che il segmento tra 18 e 25 vive su instagram e snapchat, non gliene frega un ca**o di quello che ha mangiato lo zio a pranzo e che posta su facebook, lui si messaggia con la modella californiana, lei con l'istruttore di capoeria di Rio, è più divertente, no?
Di brand ambassador e
testimonial già abbiamo parlato. La vera tendenza yoga del momento, arrivata
con un po' di ritardo in Italia sono i challange. In realtà è una tecnica di marketing specifica di IG che si chiama Loop Giveaways, omaggi in circolo, ma non entriamo troppo nel tecnico. Si posta tutti la
medesima posa, con i medesimi ashtag e poi il giorno dopo si cambia
posa. Ai più assidui e alle pose più belle si riconosce un premio. I
challange hanno gli sponsor che forniscono i premi e gli host che li
diffondono e decidono chi vince. Nell'elenco dei profili più di successo
che mi avete chiesto, quasi tutti partecipano o promuovono challange
...per chi fosse interessato.
Quali sono i 20 profili italiani più influenti nel mondo dello yoga?
Tu
mi fai una domanda per cui rischierei il posto [ride di gusto], se non
fossi un freelance. Ogni media manager fornisce la sua, con al top i
marchi di cui è respnsabile [ride nuovamente].
A parte gli
scherzi, bisogna capire come li consideriamo, 5 anni fa' ti avrei
fornito la lista per numero di follower, oggi invece si
attribuisce un ranking calcolato in un algoritmo, secondo vari
parametri, l' influencer ranking o voice share, che vede a quante
persone parla significativamente ogni tuo post in media.
Ti indicherò quindi l'elenco
per gli ultimi quattro mesi, così come calcolato da Brand24 sull'ashtag
#yogaitalia, per gli utenti italiani.
E' una lista di
un servizio di brand reputation molto quotato, non mi dilungo a spiegare gli indici che compaiono,
cambiando i parametri di ordinamento puo' cambiare la sequenza,
ma in linea di massima, questi sono i primi venti in tutti i casi.
Oggi affrontiamo le vicende che riguardano il grande Garuda e come queste siano collegate alla posizione che porta il suo nome. Mi ha sempre colpito come una posa dedicata al divino capostipite della stirpe degli uccelli non impersonasse il dispiegamento delle ali, l'apertura delle braccia o delle gambe, ma anzi, osservando Garudasana, possiamo dire tutto il contrario, il praticante si raggomitola quasi su se stesso. Il motivo è semplice ed è spiegato dal racconto della storia di Garuda. Una storia molto avvincente.
Garuda è rappresentato in vari modi, con la testa di aquila e il corpo di leone, oppure il corpo di uomo oppure ancora come una vera e propria chimera; il corpo è in genere dorato ed una corona è posta sulla sua testa. E' infatti il capostipite delle creature alate, nonchè il loro signore. La sua figura è molto celebre in tutta l'Asia, basti pensare che la compagnia aerea di bandiera Indonesiana ha nome "Garuda AirLines". In India, cioè nel contesto che ora ci interessa, Garuda è la mitica cavalcatura di Visnù, il signore benevolo.
Egli apparve da un uovo, dal quale uscì di una grandezza immensa, luminoso come la deflagrazione cosmica che consuma l'universo alla fine di ogni era. Gli dei erano molto preoccupati di questa creatura così potente, allora, a seconda delle versioni, lo pregarono di ridurre le sue dimensioni e la sua potenza oppure intervennero direttamente con le loro arti per ottenere il medesimo risultato ed egli assusne le dimensioni e lo splendore con il quale è conosciuto.
Come narrato dal primo libro della Mahabarata, fin dalla sua infanzia Garuda si pone come antagonista benevolo delle creature serpentiforme, incarnando la lotta tra esseri volanti e esseri striscianti comune in moltissime culture e che, secondo alcuni, viene sublimata nella figura del drago. Le aquile d'altronde cacciano per loro natura i serpenti. Egli viene rappresentato spesso con due serpenti avvolti sugli avambracci o su altre parti del corpo. Un particolare mantra di Garuda è efficace contro il morso dei serpenti velenosi e, nel paese natale dei cobra, questa preghiera è molto conosciuta.
La storia più famosa narra come sua madre Vinata fosse trascinata in schiavitù sotto terra, nella città dei serpenti. Alcuni testi narrano che ciò avvenne a causa di una scommessa persa, per altri fu responsabile sua sorella maggiore moglie anche lei dello stesso marito, legata fin da giovane all'influenza dei serpenti. Il capo dei serpenti l'avrebbe comunque rilasciata solamente se Garuda avesse portato loro l'amrita, la mitica bevanda dell'immortalità che scorre nella terra degli dei.
Garuda intraprese quindi il viaggio per sottrarre agli dei una coppa di amrita, ma essi scatenarono una guerra per impedirglielo. I fatti salienti di questo conflitto furono tre. Il primo ostacolo fu un cerchio di fuoco dal quale fu circondato. Garuda prelevò l'acqua da alcuni fiumi e spense il fuoco, volando agilmente. Come seconda prova gli dei lo attaccrono con una macchina da guerra con delle lame rotanti, ma Garuda si liberò facilmente riducendo le proprie dimensioni, preziosa qualità che aveva appreso proprio grazie agli dei, al momento della sua nascita. Infine dovette divorare due enormi seprenti che gli furono scagliati contro.
Liberatosi dagli attacchi dei Deva, Garuda incontrò il benevolo Visnù, probabilmente la divinità più amata dell'India, insieme a Shiva, proprio per la sua caratteristica indulgenza. Visnù, ammirato dalla forza di Garuda, gli promise l'immortalità, anche senza bere l'amrita e a quel punto il nostro protagonista estasiato da tanta magnanimità, promise di divenire la sua cavalcatura.
Garuda promise anche a Indra, il grande deva del fulmine e della pioggia, di riportare l'amrita al suo posto, una volta riottenuta indietro sua madre. In cambio ricevette il dono di dominare e poter mangiare i serpenti.
Arrivato alla città dei serpenti Garuda consegnò l'amrita e ricevette in cambio Vinata, ma durante le abluzioni rituali che i serpenti stavano svolgendo, con la complicità di Indra, si reimpossessò della bevanda divina. Il re dei serpenti, ingannato, maledisse Garuda, e leccò alcune gocce di amrita cadute sul prato nel frattempo. Queste gli spaccarono all'istante la lingua in due, marchio che ancora oggi portano i serpenti, ma gli permise, invece di morire, di poter cambiare la propria pelle.
Dicevamo che è sorprendente come una posizione dedicata al grande signore delle aquile invece di rappresentare il dispiegamento delle gambe o delle braccia, interpreti il ripiegamento di queste su se stesse. Ma il perchè è stato spiegato: Garuda ha la facoltà di rimpicciolirsi, insegnatagli dai Deva. Questa facoltà e questa posizione dello yoga ha anche un significato più elevato: egli è immenso e divino, ma riduce il suo potere e la sua dimensione, proprio come lo spirito degli uomini quando si incarna nel loro corpo fisico. Garudasana rappresenta proprio questo passaggio, l'immensamente grande e potente che si fa uomo, si fa piccolo.
Garudasana, forse più di ogni altra posizione, trasmette sensazioni differenti ogni volta che viene eseguita. Alle volte siamo stabili, alle volte traballanti, alle volte le gambe scivolano una sull'altra quasi da sole, altre volte ci sembra impossibile agganciare il piede dietro la caviglia ...proprio come alcune volte sappiamo essere tanto grandi ed altre tanto piccoli.
Photo by Andrea Reiman










