di Enrico Casagrande
Jnana, sanscrito ज्ञान, indica, nel pensiero tradizionale indiano, la conoscenza immutabile della realtà dove soggetto ed oggetto trovano una perfetta aderenza sino ad una loro completa compenetrazione. La conoscenza delle cose ultime viene interpretata dal samkhya, il darshana, o scuola filosofica, che precorre teoreticamente quello dello Yoga, come esperienza metafisica. La meditazione concede all’uomo di interrompere il ciclo del ritorno in vita, o samsara, tramite tale esperienza che parte dalla mente per trascendere essa stessa. Atman individuale e Brahman si identificano, nella visione del jnana marga o cammino della conoscenza, per mezzo di un processo contemplato dallo yoga darshana che, nel quarto capitolo della Bhagavad Gita, dimostra, dall’auriga Krishna rivolto al principe Arjuna, che le persone migliori, risolute nell’abbandonare il peso dell’emozione, della paura, della rabbia meditando sul divino, lo hanno raggiunto grazie al tapas, la pratica ardente, di Jnana. (Jñāna-karma-sannyāsa-yogaḥ, Bhagavad Gita, libro quarto).


