E' una domanda ricorrente se lo yoga sia completo come allenamento
oppure se favorisca unicamente la flessibilità e la concentrazione, ma
non sufficientemente la forza, la resistenza ed il fondo lungo, il
cosiddetto fiato.
Siamo consapevoli che confrontare lo yoga con l'allenamento sportivo non
renda giustizia a questa millenaria pratica. Come negare però una certa
curiosità relativa la misurazione della grande sensazione di benessere, anche fisico,
che in tutti noi infonde? E' necessario però procedere con indagini sistematiche ed un approccio scientifico, basato su precise misurazioni fisiologiche e non sulle impressioni.
Sono molte le posizioni (asana) dello yoga, il cui nome originale rimanda a figure della mitologia induista. Un esempio classico è Virabhadrasana I, II e III (oppure A,B e C), le tre posizioni del guerriero, tra le asana più conosciute e con il più ricco background mitologico. La filosofia antica indiana, così come lo yoga, sono soliti esprimersi in sanscrito, l'antica lingua dell'India.
In questo caso, la traduzione italiana e inglese di "guerriero" o "warrior", non è fedelissima all'originale. In realtà , in sanscrito, Virabhadra non significa "guerriero", ma è un nome proprio, di una divinità , composto da due termini: Vira e Bhadra.
Le
posizioni dello yoga devono poter essere insegnate in un modo che
elimini il rischio di infortuni e probabilmente dovrebbero essere
riconoscibili visivamente le une dalle altre. Le posizioni o asana, non
sono però l'obiettivo finale dello yoga, ma semplicemente uno strumento.
Ognuno ha i propri obiettivi nella pratica. In accordo con il testo
fondamentale dello yoga, gli yoga Sutra di Patanjali, l'unica
prescrizione necessaria è sentirsi comodi, saldi e rilassati.
La
pratica di un'asana, in un modo specifico, insistendo su alcuni
aspetti, può alle volte essere un modo per sperimentare alcune
sensazioni particolari, ma non dovrebbe diventare lo scopo stesso della
pratica.
In questo articolo non si vuole criticare
nessun insegnante o nessuno stile(*), ma esporre un punto di vista,
arbitrario e parziale come ogni punto di vista. Saremmo inoltre lieti di
aprire un dibatito nei commenti.
1. Ossessione per il corpo
Molti volte ci focalizziamo eccessivamente sulle asana, sulla loro esecuzione secondo uno standard di riferimento.
Come spesso accade, la traduzione non rende giustizia alla complessità dietro il nome sanscrito di questa posizione. Matsya non è un pesce qualunque, ma è un personaggio mitologico importantissimo, colui che divulgò lo yoga al genere umano dopo averlo "rubato" a Shiva e Parvati in persona. Il rapporto Matsya-Shiva introduce anche la relazione tra insegnante (guru) e studente (chela), molto importante nel pensiero vedico e indiano, mostrando il sistema stesso con cui si tramanda lo yoga: il cosiddetto parampara. I significati sono molteplici così come i rimandi, basti pensare che Matsya è spesso raffigurato come avatar di Visnu, ma entriamo ora nel vivo della storia per poi analizzare i collegamenti con la posizione yoga stessa.
La faccenda era complicata dal fatto che avevo conosciuto lo yoga in India, dove nessuno si pone questa domanda, ma semplicemente si interrogano da quale maestro andare e magari anche da chi lui ha appreso a sua volta i suoi insegnamenti.