di Francesca d’Errico
Diamo il benvenuto nella redazione di Yoga Magazine Italia a Francesca d’Errico, esperta praticante di yoga, che ha attirato la nostra attenzione per le sue posizioni equilibrate in merito all'attuale revival dell'antico scandalo intorno all'ashtanga yoga. L'ashtanga yoga sta crescendo molto come numero di praticanti, diventando un business sempre più internazionale, ma, in questo momento, con l'approdo in Cina, si sono aperte prospettive fino a ieri inimmaginabili. Al contempo, qualcuno sta mettendo in dubbio la centralità della famiglia Jois e della scuola di Mysore da loro condotta, il Shri K Pattabhi Jois Ashtanga Yoga Institute, in tutto questo, ad esempio nel dispensare la più prestigiosa autorizzazione ad insegnare Ashtanga. Ma vediamo in dettaglio cosa sta succedendo lasciando la parola all'autrice dell'articolo.
Negli ultimi mesi la comunità dell’Ashtanga Yoga è scossa sui social media dall’apparizione di numerosi post, articoli, video, interviste, autografati da insegnanti e praticanti più o meno noti, che accusano il fondatore del metodo, Sri K. Pattabhi Jois, di abusi sessuali su alcune studentesse durante le sue classi. A chi fosse estraneo alla vicenda e non conoscesse a fondo l'Ashtanga, ricordo che Sri K. Pattabhi Jois è morto da anni, nove per la precisione. Ricordo inoltre che le donne che lo accusano di aver subito “palpeggiamenti inappropriati”, di questo si tratta, hanno ricevuto le suddette molestie decenni fa, e dopo questi episodi sono ritornate più volte a praticare sotto la sua guida, alcune per oltre dieci anni. I fatti sono ben descritti, anche se in senso univoco, con la sola voce delle vittime e nessun commento da parte della famiglia Jois, negli articoli di Matthew Remski, che per primo ha riportato le dichiarazioni di Karen Rain, ex praticante di Ashtanga, presente nei primi video tutorials girati da Pattabhi Jois. Remski stesso è noto per la sua avversione al metodo dell’Ashtanga Yoga, pur non avendolo mai praticato. Queste premesse si rendono necessarie perché desidero che il mio articolo non sia interpretato come una difesa nei confronti di Sri K. Pattabhi Jois, “Guruji”, e giammai un’accusa nei confronti di presunte vittime, ma sia letto in senso più ampio, come un'interpretazione obiettiva dei fatti e del difficile rapporto tra maestro e discepolo, tipico della cultura indiana e, in generale, delle culture orientali.