Il termine meditazione indica il flusso mentale ininterrotto rivolto verso un oggetto con seguente riduzione dell’impatto cognitivo – emotivo di ulteriori oggetti dell’attività psichica. Quella della meditazione è una tra le pratiche del mondo dello Yoga che maggiormente lo definisce sebbene possano differire le tecniche al variare delle tradizioni e dei lignaggi, fermo restando che nella maggioranza degli approcci il comun denominatore che appartiene pure all’immaginario collettivo del meditatore è l’immobilità del suo corpo favorente stati di coscienza non ordinari. Nell’opera di Patanjali la meditazione o dhyana (sanscrito ध्यान), è il settimo e penultimo stadio o anga che conduce allo stato di identificazione con l’assoluto o samadhi. Nella tradizione del Sanatana Dharma la meditazione dispone di un significato esclusivamente psico – spirituale, nell’Occidente della controcultura il termine assume gradualmente una connotazione correlata al benessere al punto che oggigiorno studi accreditati ne fanno uno strumento integrabile in alcune pratiche terapeutiche e di potenziamento della consapevolezza più in generale.
di Enrico Casagrande
Jnana, sanscrito ज्ञान, indica, nel pensiero tradizionale indiano, la conoscenza immutabile della realtà dove soggetto ed oggetto trovano una perfetta aderenza sino ad una loro completa compenetrazione. La conoscenza delle cose ultime viene interpretata dal samkhya, il darshana, o scuola filosofica, che precorre teoreticamente quello dello Yoga, come esperienza metafisica. La meditazione concede all’uomo di interrompere il ciclo del ritorno in vita, o samsara, tramite tale esperienza che parte dalla mente per trascendere essa stessa. Atman individuale e Brahman si identificano, nella visione del jnana marga o cammino della conoscenza, per mezzo di un processo contemplato dallo yoga darshana che, nel quarto capitolo della Bhagavad Gita, dimostra, dall’auriga Krishna rivolto al principe Arjuna, che le persone migliori, risolute nell’abbandonare il peso dell’emozione, della paura, della rabbia meditando sul divino, lo hanno raggiunto grazie al tapas, la pratica ardente, di Jnana. (Jñāna-karma-sannyāsa-yogaḥ, Bhagavad Gita, libro quarto).

