Mito e yoga: Hanumanasana, il trionfo dell'amicizia

novembre 21, 2017



Poche figure sono amate in India come il Dio Hanuman. Fatto ancora più straordinario, Hanuman non è propriamente un Dio in quanto sua madre non si caratterizza in questo senso. Le sue vicende sono narrate in una grande quantità di  antichi poemi sanscriti, tra i quali spicca tra tutti il Ramayana, il racconto del principe Rama ingiustamente esiliato e privato della sua sposa. Hanuman è caratterizzato da una forza sovrumana, grande agilità, una curiosità innata, grande devozione all'amicizia e alla giustizia, ma soprattutto per l'elevazione spirituale. Egli è il famoso dio-scimmia le cui raffigurazioni nelle strade, come nei templi, tanto colpiscono l'immaginario dei turisti a spasso per l'India. Ma cosa c'entra Hanuman con la posizione che porta il suo nome? E' questa la domanda a cui risponderemo nel proseguo dell'articolo di oggi e vedremo che i punti di contatto e interesse sono moltissimi!

Essendo il nostro eroe tanto popolare, spesso i racconti delle sue gesta si affiancano e differiscono in modo anche significativo, a cominciare dalla sua nascita e di come guadagnò gli attributi da scimmia. Cercheremo di seguire la tradizione più nota nel Sud dell'India, regione molto devota al semi-dio.
Egli è figlio di Anjana, una bellissima creatura celeste, nata sulla terra nelle sembianze di un pericoloso vanara, ovvero un demone. Ella nacque con le caratteristiche  di scimmia per una maledizione dalla quale sarebbe riuscita a liberarsi generando un'incarnazione del signore Shiva, per l'appunto suo figlio Hanuman. Egli alla nascita ha nome Anjaneya, ovvero figlio di Anjana dalla quale acquisì le sembianze per metà umane e metà scimmiesche. Di questo animale lo caratterizzano anche la proverbiale curiosità e il fatto di essere alcune volte dispettoso. Da ragazzo era infatti molto giocarellone ed era solito nascondere o rubare le cose ai saggi rishi in meditazione. Per questo motivo fu oggetto di una maledizione, piuttosto blanda a dire il vero per la giovane età e l'amore che tutti nutrivano nei confronti del ragazzo: si sarebbe dimenticato dei suoi natali divini e delle sue qualità e se ne sarebbe ricordato solamente qualora qualcuno gliene avesse parlato. Questo ultimo fatto conferisce ancora maggiore prestigio alle gesta che Hanuman compirà come eroe mitologico, non conoscendo di essere invincibile la sua azione è generata da uno sterminato coraggio.

Secondo il mito suo padre è Vayu, invincibile deva induista del vento, dal quale ereditò l'agilità e la forza. Fu concepito quando la madre, in preghiera con le mani giunte verso il cielo, accolse un dono dal Dio, secondo i più, alcuni chicchi di riso che ingerì rimanendo incinta. Da giovanissimo, scambiando il Sole per un mango maturo, frutto del quale era ghiotto, cercò di mordere nientedimeno che il deva Surya, uno dei più importanti del pantheon induista oppure di montare sul suo carro, secondo altre tradizioni. Fatto sta che fu colpito da un fulmine che lo riportò a terra e gli ruppe il mento. Da qui il nome Hanuman, da hanu che in sanscrito significa mento e la caratteristica cicatrice che lo contraddistingue. Secondo alcune tradizioni Surya divenne per un periodo suo precettore ed il fulmine fu scagliato da Indra.

Queste sono, a grandi linee, le principali vicende che regaleranno doti speciali al nostro eroe. Le vicende per le quali egli è più famoso sono però quelle narrate nel Ramayana ovvero il poema relativo alle gesta di Rama. 
Hanuman incontrò Rama, incarnazione di Visnù, mentre questi era in esilio ed era alla ricerca di sua moglie Sītā, rapita dal re Ravana.  Il re  Sugriva, dal quale dipendeva il dio-scimmia, lo aveva incaricato di sincerarsi dell'indentità di Rama. Hanuman lo avvicinò travestito da brahmino; le sue prime parole furono così convincenti che Rama iniziò a tesserne le lodi. Questo incontro suggellò la nascita di un'amicizia divenuta proverbiale in tutta l'India: Hanuman è talvolta rappresentato nell'atto di squarciarsi il petto, nascondendo all'interno di questo le figure di Rama e Sita, a simboleggiarne la devozione e la reverenza.


Hanuman coadiuvò Rama in una serie di vicende che gli restituiranno l'antico splendore e lo eleveranno al rango di grande marajà, prima tra tutte l'impresa di impossessarsi di un regno. L'impresa più importante resta però quella di recuperare la sua amata sposa. Hanuman era a capo dell'esercito di uomini e vanara (esseri divini) che il re Sugriva fornì a Rama per iniziare la ricerca di Sita. L'esercito identificò il luogo di prigionia di Sita in un'isola difronte ai mari del Sud, che i più fanno coincidere con il Cylon, o Sri Lanka che dir si voglia. Le armate erano sulle sponde della spiaggia e si lamentavano di non poter procedere oltre, non avendo imbarcazioni. Un saggio al suo seguito iniziò ad elogiare le doti di hanuman che allora si ricordò della sua nascita divina (vi rammentate la maledizione che gliene impediva il ricordo?) ingigantì quindi il suo corpo e con un enorme balzo sorvolò il mare e piombò sull'isola. Per aiutare la sua memoria fallace egli ripeteva continuamente il nome di Ram, nel famoso mantra Ram-Ram, che da lì ebbe origine.
Impossibile narrare tutte le vicende elencate nel Ramayana che consentirono la liberazione di Sita da parte del dio-scimmia, ma in esse Hanuman si mise in luce per la sua terribile forza, per la saggezza e la devozione e suggellò il suo operato con una vittoria i cui frutti dureranno negli anni a venire.

Le vicende narrate qui sopra concorrono tutte a definire le caratteristiche della posizione yoga che porta il nome di Hanuman asana, la posizione di Hanuman, in un modo talmente intimo che qualsiasi indiano veda eseguirla, non può non fare a meno di cogliere i principali riferimenti. Altre caratteristiche sono invece più intime e collegate con la tradizione dello yoga.



Hanumanasana è una spaccata frontale a terra, che rappresenta l'enorme balzo compiuto dal semi-dio per raggiungere l'isola di Lanka. Le braccia sono tese e le mani giunte sopra la testa, lo sguardo alle dita, questo gesto indica la devozione verso la divinità secondo alcuni, il concepimento di Hanuman da parte di sua madre, quando ricevette i chicchi di riso da Vayu, secondo altri.
Hanuman collega in sé tutte le più amate e importanti divinità indiane: è incarnazione del potente Shiva, quando era noto agli uomini con il nome di Rudra. Suo padre è al contempo Vayu, il suo precettore è Surya e viene colpito da un fulmine di Indra. Infine l'oggetto della sua devozione è Rama, avatar del benevolo Visnù. Le mani allungate in preghiera verso il cielo non possono prescindere da tutto questo.
Solamente un completo abbandono e il rilassamento di ogni muscolo permettono allo yogin di raggiungere terra con il pavimento pelvico, questa posizione, come tutti i praticanti esperti sanno, oltre che fisicamente, va preparata anche mentalmente fino a raggiungere uno stato quasi meditativo. Oltre ad agilità e flessibilità sono necessarie anche esperienza e abbandono fisico, mentale e spirituale.
Hanuman, come l'uomo, e il praticante di yoga in particolare, dimentica il suo essere divino, la pratica, ovvero il racconto/risveglio delle proprie caratteristiche, riporteranno consapevolezza di questa caratteristica. Questo è lo scopo dello yoga secondo gli antichi sutra di Patanjali: il ricongiungimento del proprio spirito interiore con lo spirito che tutto pervade. Hanumanasana rappresenta pertanto lo spirito stesso dello yoga.
Hanuman incarna inoltre lo spirito del bhakti yoga, di cui è l'archetipo. La tradizione di questa tipologia di yoga consiste nel focalizzare l'attenzione su di un unico punto affinchè la nostra mente dimentichi ogni paura e dubbio e resti solo il ricordo del nostro vero essere spirituale, resti solamente l'essenza della nostra meditazione. Lo strumento può essere la ripetizione di un mantra, ovvero di una breve frase sacra (man= liberazione, trava=mente), che, come ad esempio il nome di Rama,  permetteva ad Hanuman di focalizzarsi sulla devozione per il suo amico.

Non vi è venuta voglia di praticare Hanumanasana con il vostro migliore amico?


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