Il mito dietro lo yoga: koudinyasana

giugno 09, 2017

Oggi parleremo dell'origine del nome di koudinyasana. La posizione del saggio Koudinya fa parte della terza serie dell'Ashtanga Yoga ed è molto in voga anche nel vinyasa, nell'hata yoga e in molti altri stili, con entrambe le sue varianti (koudinyasana I e II). A differenza di tutti i miti legati alle altre posizioni dello yoga, la posizione del saggio Koudinya non affonda le sue radici nella mitologia induista, bensì in quella buddhista. Le due tradizioni, soprattutto alle origini del buddhismo fino alla sua dipartita dall'India, si incontrano e si sovrappongono in molti casi. Molti Induisti considerano infatti Buddha un'incarnazione di Visnù, la divinità che ha a cuore le sorti degli uomini.
Koudinya fu uno dei cinque discepoli più importanti di Siddhārtha Gautama, meglio conosciuto come Gautama Buddha, il Buddha storico o Buddha Śākyamuni che dir si voglia, o più semplicemente il Buddha. La storia del saggio Koudinya prende le mosse prima della nascita del Budddha durante l'attesa di sua madre, la regina Maya. Dopo venti anni di matrimonio la regina aspettava infatti il suo primo figlio e l'evento aveva generato grandissimo interesse.

Il re Suddhodana e sua moglie, fecero una grande riunione invitando i più grandi saggi e veggenti del loro tempo, con lo scopo di prevedere il futuro di Siddhartha, il loro figlio nascituro, come era costume all'epoca.  Uno ad uno i venerabili conventui predissero la grandiosità delle gesta di Siddhartha, che avrebbe governato su di un regno molto più grande di quello del padre, che avrebbe ristabilito la pace per tutti e che le sue gesta sarebbero state narrate per i secoli a venire. Il re era molto compiaciuto dal fatto che il regno  del figlio avrebbe superato il suo e che avrebbe portato la pace. Ancora un ultimo grande saggio doveva però compiere la sua profezia, il saggio Koudinya, che aveva servito la corte già da molto tempo ed era tenuto in grande considerazioni, tanto che tutti aspettavano con trepidazione il suo oracolo.

Koudinya si alzò e disse: "Mio caro re, mia cara regina, è con immensa gioia che vi informo che vostro figlio diverrà uno dei più grandi re di tutti i tempi e che presedierà un regno molto più grande di quanto voi possiate mai conoscere e per molto più tempo di quanto possiate mai immaginare. Siddhartha non si siederà però su di un trono, egli rinuncerà infatti al trono che voi chiamate trono e lascerà il regno che voi chiamate regno per andare lontano dalla sua famiglia. Il suo sarà il regno della verità e della felicità. Questo regno di pace interiore lo farà diventare una delle figure più amate che il mondo abbia mai conosciuto."


Il pensiero che il figlio avrebbe abbandonato tutto fece infuriare e spaventare il re che scacciò e bandì Koudinya dalla regione che però fece un'ultima predizione: "Quando Siddhartha raggiungerà l'illuminazione io sarò li e sarò il primo a chiamarlo Buddha, l'illuminato."
Come in molte circostanze analoghe, il re Suddhodana decise che la previsione non si sarebbe mai dovuta avverare, mettendo in atto una serie di accorgimenti che non faranno altro che dare seguito all'ineluttabile destino del figlio.

Mentre Siddhartha da bambino diventava uomo, il re Suddhodana e la regina Maya lo protessero in tutti i modi dal mondo esterno, non permettendogli mai di lasciare il palazzo reale.

Queste circostanze sono raccontate in molti testi sacri del buddhismo e sono divenute piuttosto famose, le storie si sovrappongono e si intrecciano variando molto in lunghezza e numero di dettagli. Di seguito ci atterremo ad una versione piuttosto concisa.

Inevitabilmente un giorno, nonostante la ritrosia del padre, il giovane decise di recarsi al mercato per vedere il mondo per la prima volta. Il re aveva posto in atto una messinscena affinchè il mondo sembrasse perfetto: ogni malato doveva rimanere a casa, ogni dettaglio era stato curato per essere meraviglioso, le strade erano decorate a festa e il giovane avrebbe incontrato sulla sua strada solo giovani sani, belli e felici. Questo sarebbe stato ciò che il figlio avrebbe dovuto sapere del mondo. Ma, dopo aver abbandonato la parata, girando improvvisamente tra i vicoli, Siddhartha incontrò tutti gli aspetti che gli erano stati preclusi fino a quel momento, compresi la sofferenza, la malattia, la povertà. Per la prima volta nella sua vita si trovò a contatto con la vecchiaia, la morte, l'infelicità e il contrasto fu molto più evidente che non se avesse condotto una vita normale. Quando tornò a casa Siddhartha decise che la sua vita sarebbe stata dedicata alla ricerca di un modo per porre fine alla sofferenza dell'umanità.

Siddharta decise quindi di abbandonare il palazzo e intraprendere un viaggio per mettere subito in atto il nuovo proposito di vita. Chi lo aspettava ai confini del regno per unirsi al suo pellegrinare? Ma naturalmente Koudinya. Altre versioni, che vogliono mettere in evidenza altri aspetti e sono molto più lunghe o dettagliate, narrano innumerevoli vicende prima del ricongiungimento dei due. La vita giovanile di Buddha è ricca di aneddoti e vicende, secondo alcuni si sposò ed ebbe un figlio, poi si fece asceta e monaco, eccetera, eccetera. Il cuore della narrazione che a noi però interessa, rimane sempre che Koudinya, cacciato a causa del suo vaticinio, si reincontra con il principe che è in cerca della soluzione ai mali del mondo.

Per molti anni Siddharta e Koudinya procedono insieme praticando un severo ascetismo, per liberarsi dall'attaccamento al corpo e alla mente, ma al contrario vanno incontro ancora a maggiori sofferenze. In tutti i racconti Koudinya è colui che rappresenta la via dell'ascesi, della severa rinuncia tanto che dopo un po' di tempo Siddhartha decide che questo è il modo sbagliato di ricercare la felicità e si allontana da lui iniziando il cammino della via di mezzo.

Dopo qualche tempo Siddharta incontra nuovamente il suo vecchio maestro Koudinya e gli espone la sua nuova teoria delle quattro nobili verità: Vivere significa soffrire, il desiderio è l'origine della sofferenza, l'esistenza di una via d'uscita alla sofferenza, che questa via d'uscita è il sentiero di mezzo. Esso comprende otto principi: giusta comprensione, giusti pensieri, giusto parlare, giusto agire, giusto sostentamento, giusto sforzo, giusta consapevolezza e giusta concentrazione. Inizialmente il saggio ha alcuni dubbi, che espone al giovane, come ogni buon maestro che testa la convinzione dell'allievo nelle proprie idee, e poi comprende definitivamente che egli è il Buddha, l'illuminato.
Buddha è  contemporaneo di Patanjali, l'autore degli Yoga Sutra e potremmo analizzare numerose analogie tra  lo yoga delle otto membra di Patanjali e questi otto principi chiave del buddhismo, ma il discorso ci porterebbe troppo lontano.

Dopo aver contribuito alla diffusione del Buddhismo, Koudinya si ritirò in solitudine sulle montagne dell'Himalaya.




La posizione del saggio Koudinya, rispetto ad altre che abbiamo analizzato, non richiama direttamente caratteristiche fisiche o iconografiche di colui che le da il nome. Essa rimanda piuttosto all'orizzonte buddhista. Non dimentichiamoci che lo yoga si è sviluppato essenzialmente in un ambiente Induista e che il buddhismo, pur essendo nato in India, già intorno alla fine del primo millennio dopo cristo, non era più diffuso quasi in nessuna regione del sub-continente.
La caratteristica più evidente del Buddhismo per gli Induisti è in ogni caso la via dell'equilibrio e del punto di mezzo, rispetto alla via del distacco e dell'ascesi che le sono propri.

La via del buddhismo è una via di equilibrio tra gli eccessi, così come koudinyasana è una posizione di equilibrio sulle braccia, ma anche di equilibrio tra la forza e la flessibilità. Koudinya sembra dirci "resta in equilibrio sulle braccia, bilanciando la parte superiore e quella inferiore del corpo, come in equilibrio e in armonia bisogna restare nella vita" .

Eka Pada Koudinyasana resta una delle posizioni preferite da molti yogin, forse proprio per la grande sensazione di bilanciamento che se ne ricava.

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