I segreti dell'allineamento

settembre 11, 2019



di Ty Landrum
introduzione e traduzione di Marco Sebastiani

Introduzione

Abbiamo sempre sostenuto, nelle pagine di questa rivista, che le posizioni dello yoga non abbiano un allineamento precostituito, ma che ogni corpo trovi un proprio allineamento differente, dettato dalla propria individualità e che, anzi, l'ossessione per l'allineamento possa nuocere alla pratica (confronta l'articolo: 6 Ragioni per cui l'allineamento non conta ). Ty Landrum, l'eminente maestro di ashtanga filosofo, getta però una nuova luce su questo argomento, spostando l'attenzione da un allineamento prettamente fisico, articolare e scheletrico, ad un allineamento energetico, nato dalle sensazioni profonde. Innumerevoli forme di allineamento. Da un piano posturale a un piano yogico, per rimanere in argomento con il nostro precedente articolo. Da un piano posturale ad uno yogico che comprende anche quello posturale, ovviamente. Le sue parole ci hanno profondamente emozionato e crediamo possano parlare in modo intimo a tutte le persone devote alla propria pratica. E' proprio nella profondità della pratica di ognuno di noi che risuona il discorso del maestro Ty Landrum.

I segreti dell'allineamento

L'Hatha Yoga lavora con le forze opposte del respiro e invita queste forze ad allinearsi. Quando il respiro si allinea, l'esperienza del corpo si apre, rivelando infiniti schemi di sensazioni. La pratica deve essere attenta alle sensazioni, permettendo ad esse di dispiegarsi nel terreno aperto della consapevolezza, per poi dissolversi di nuovo nel vuoto da cui sono nate. Con il perfezionamento di questo tipo di pratica, impariamo a seguire le sensazioni ovunque esse conducano, non solo attraverso gli organi del corpo, ma oltre la soglia della mente prevedibile e abituale, in luoghi oltre il pensiero e la memoria, dove le sensazioni diventano sempre più raffinate, fino a quando scompaiono nel centro luminoso del nostro essere, dove possiamo sentire il principio creativo, come il polso primitivo della vita, che batte e pulsa dentro di noi.

La pratica non consiste nel rimanere qui, silenziosi e sbalorditi, ma di seguire le dolci pulsazioni del principio creativo e di sentirle muovere dall'interno senza i limiti della nostra consapevolezza, e incanalarsi verso l'alto attraverso i modelli dei nostri ricordi, formando le impalcature interne delle nostre menti, condensandosi in ossa e tessuti, per poi diffondersi come il mondo dei sensi. Attraverso questo movimento, seguiamo la sottile formazione dei pensieri, dei sentimenti e delle sensazione, insieme a tutto ciò che tocchiamo con i nostri sensi, compresi i nostri stessi corpi, e sperimentiamo tutto questo come lo sviluppo di qualcosa di sublime, qualcosa che respira dalle profondità più intime del nostro essere con la forza gioiosa della vita.

Questo è l'Hatha Yoga, l'esperienza della forza creativa, che si sviluppa spontaneamente dalle profondità del nostro essere e dà forma all'intera realtà materiale. Mentre ci immergiamo in questa esperienza, iniziamo a realizzare il nostro ruolo nel gioco sublime del mondo naturale, mediante il quale la consapevolezza si condensa nel mondo del nome e della forma, per nessun altro motivo se non quello di godere del proprio potere creativo. Nella filosofia che sta dietro l'Hatha Yoga, relativa allo studio dell'universo, questa fonte di gioia è la realtà più alta e raffinata e pervade ogni altra. Il metodo dell'Hatha Yoga è progettato per risvegliarci a questa realtà e per stabilizzare le nostre menti al suo interno, in modo che possiamo sentire la beatitudine primitiva della consapevolezza che scorre attraverso i nostri sensi ad ogni respiro.

A tal fine, le pratiche dell'Hatha ci incoraggiano a bilanciare le forze opposte che modellano la nostra esperienza. L'idea è che, quando tali forze sono bilanciate, le sfere dell'esperienza cosciente sono allineate in modo migliore e la nostra attenzione può quindi spostarsi più facilmente attraverso di esse. Dal momento che esistono innumerevoli forze che modellano la nostra esperienza, ci sono quindi innumerevoli forme di allineamento. Ma l'Hatha Yoga si basa sul pensiero che possiamo accedervi tutti lavorando sul respiro sottile.

Nelle pratiche dell'Hatha Yoga, impariamo a sentire il respiro come un riflesso immediato e viscerale della pulsazione primordiale della consapevolezza stessa. E, quando bilanciamo i movimenti interni del respiro, possiamo sentire la nostra consapevolezza scivolare verso il centro e diventare consapevole di se stessa, come  fonte primigenia del nostro essere. Quando la consapevolezza raggiunge il nostro centro, sperimentiamo la forma più elevata di allineamento: l'allineamento della consapevolezza con il dispiegarsi sublime e gioioso della realtà, dalla fonte  primitiva e primigenia, alla realtà più elaborata e articolata. È proprio per incoraggiare questa forma espansiva di allineamento che Hatha Yoga lavora anche con l'allineamento in forme più grossolane.

Nello yoga contemporaneo, che spesso ruota attorno alla pratica delle posture, il termine "allineamento" è comunemente usato per evocare standard di integrità posturale, vale a dire standard che hanno a che fare con l'equilibrio delle forze fisiologiche con cui muoviamo le nostre ossa e i nostri tessuti e li teniamo in particolari forme posturali. Questo tipo di allineamento è superficiale in un senso ovvio per tutti, e, a meno che non lo pratichiamo con uno scopo più ampio, può trattenere la nostra attenzione sulla sfera più esterna del corpo e impedirci di concentrarci verso l'interno durante il viaggio dello yoga.

Ma questa forma superficiale di allineamento è comunque cruciale per la potenza della pratica posturale. Come hanno capito i fondatori del moderno movimento dello yoga posturale, il modo in cui tratteniamo i nostri corpi può avere un impatto più profondo sulle nostre menti. E se lavoriamo in modo intelligente con l'allineamento posturale, possiamo aprirci a nuove dimensioni dell'esperienza.

A dire il vero, il modo in cui dirigiamo e tratteniamo il nostro corpo è un riflesso immediato della relazione dinamica tra le forze espansive e contrattive del respiro. Differenti posizioni e movimenti del corpo possono stimolare queste forze una alla volta. Queste forze hanno un impatto immediato sui movimenti alternati di creazione e dissoluzione che sono alla base dei nostri pensieri e percezioni. E' per questo che il movimento e le posture possono essere un mezzo così potente per bilanciare il respiro interiore e indurre uno spostamento dell'attenzione verso forme più sottili di esperienza.

La forza dell'espansione si chiama prana . È alla base della nostra ispirazione, della nostra immaginazione e della nostra capacità di vedere le cose da più punti di vista. La forza opposta della dissoluzione si chiama apana. È alla base della nostra capacità di lasciar andare le cose, di prendere una decisione e di rafforzare i nostri limiti psichici. Il movimento caratteristico del prana è un'espansione dal piano del cuore, che si estende indefinitamente in ogni direzione. Questo modello è associato con l'inspirazione. Possiamo amplificare questo schema sollevando il nostro centro di gravità, inarcando le nostre vertebre o allontanando e sollevando i nostri arti lontano dal centro del corpo. Il movimento caratteristico di apana, d'altra parte, è una contrazione che si sviluppa a spirale verso l'interno e verso il basso, verso il centro del bacino. Questo modello è associato all'espirazione. Possiamo amplificare questo schema abbassando il centro di gravità, arrotondando la colonna vertebrale, piegandoci in avanti e spostando gli arti in prese e torsioni.

Nella pratica del Vinyasa, alterniamo costantemente e ritmicamente gli schemi di queste variazioni posturali, collegandoli insieme in un flusso continuo. Esprimiamo il modello espansivo dell'inspirazione con movimenti verso l'alto e verso l'esterno della colonna vertebrale e degli arti. Esprimiamo invece il modello di contrazione dell'espirazione con movimenti che ci spostano verso il basso e verso la linea mediana del corpo. Mentre impariamo a muoverci con grazia e morbidezza attraverso questi schemi, iniziamo a sperimentare la loro meravigliosa compenetrazione. Cioè, iniziamo a sentire il modo in cui ciascun movimento si dispiega e si dissolve organicamente nell'altro.

Questa può essere un'esperienza esaltante ma anche dveramente profonda. L'oscillazione del prana e dell'apana sostiene infatti il nostro monologo interiore, il flusso narrativo attraverso il quale abbiamo un senso di ciò che ci sta accadendo da un momento all'altro. Lo fa creando e dissolvendo vari schemi di pensiero per organizzarli in linee discrete e per lo più coerenti, che sono rilevanti per le nostre esigenze e preoccupazioni soggettive. Quando queste forze vengono mantenute in equilibrio, tuttavia, quella narrativa viene improvvisamente sospesa e la nostra attenzione non si limita più a nessuna particolare linea narrativa. Può spostarsi verso il basso in un'altra sfera di consapevolezza, dove le forme eteriche alla base dei nostri pensieri e percezioni possono improvvisamente apparire.

Queste forme sono simbolizzate provocatoriamente dalle immagini comuni in molte tradizioni tantriche e hatha, in cui troviamo figure luminose con corone di raggi, aureole a spirale, ali maestose, cuori di loto e migliaia di braccia agili. Queste immagini rappresentano gli schemi profondi della forza creativa che sperimentiamo nella sfera del respiro sottile. In questa sfera, le forze psichiche si espandono e si condensano prima di cristallizzarsi negli oggetti del pensiero e della percezione ordinari, compresi gli oggetti che identifichiamo come i nostri corpi fisici. Quindi, quando riponiamo la nostra attenzione in questa sfera, sentiamo che i nostri soliti confini si dissolvono e i nostri corpi sembrano assumere forme più meravigliose ed eteriche.

Queste forme sono affascinanti di per se stesse e la pratica dell'Hatha Yoga ci invita semplicemente a sentirle, a sentire la loro presenza e ad apprezzarne la loro esperienza. Ma ci invita anche a trasformarle verso una maggiore raffinatezza, e quindi a portare un livello di equilibrio ancora più profondo nelle nostre menti. Le pratiche di pranayama e di visualizzazione trovano qui il loro scopo ultimo. Queste pratiche sono progettate per bilanciare i movimenti eterici del respiro interiore e per sbloccare i loro più profondi effetti sinergici, in modo che forme ancora più sottili - come quelle che chiamiamo mudra - possano apparire spontaneamente, attirando ulteriormente la nostra attenzione nel corpo, e facendoci godere momenti ancora più elevati di intuizione.

È attraverso le pratiche del pranayama e della visualizzazione, ad esempio, che impariamo a bilanciare i modelli più elaborati della corrente ascendente con i loro opposti discendenti. Quindi, quando le forze ascendenti si estendono dal piano del cuore e si diffondono sulla sommità della testa, allarghiamo la gamma delle sensazioni relative la morbidezza, liberiamo il diaframma e apriamo il pavimento pelvico, invitando quella corrente a tornare indietro, spontaneamente, e cadere nuovamente nel corpo, ma ora con il dolce nettare  della compassione, che può saturare la mente e i sensi con la consapevolezza più lucida. Questa esperienza rara ed elevata, che è il perfezionamento naturale del mula bandha [la contrazione della radice NdR], si chiama yoni mudra, l'unione della consapevolezza alla fonte primordiale del nostro essere.

Questo mudra è oltre la tecnica. Non è qualcosa che facciamo, ma qualcosa che ci accade, quando i movimenti di prana e apana entrano in un equilibrio, duraturo ma estremamente delicato, all'interno delle sfere più profonde della nostra consapevolezza. Questo mudra ci attira in una sfera di consapevolezza che precede l'ego, una sfera in cui non c'è nulla e nessuno che possa fare alcuno sforzo pratico. In questa sfera, c'è solo la consapevolezza lucida e riflessiva, traboccante di felicità, che si crogiola con tranquillità nel dispiegarsi spontaneo del proprio potere creativo.
Le tecniche dell'Hatha Yoga sono progettate per aiutarci a tornare in questa sfera, per immergerci in questa sfera, in modo che diventi la vera pietra di paragone del nostro senso del reale. Più ci immergiamo in questa sfera, più risuona la felicità estatica dello yoni mudra e riverbera attraverso i livelli della nostra esperienza, per colorare anche le percezioni più ordinarie del nostro mondo fmateriale. Mentre ci immergiamo in questa sfera, la sua luce inizia a pervadere ogni altra, in modo tale che tutti gli oggetti e gli esseri che incontriamo nel mondo iniziano ad apparire assolutamente sublimi.

La via segreta per questa esperienza, secondo l'Hatha Yoga, è l'allineamento: prima l'allineamento fisico delle nostre ossa e dei nostri tessuti, poi l'allineamento sottile del nostro respiro interiore, quindi l'allineamento psichico della nostra attenzione a ciò che si sta effettivamente svolgendo nello spazio interno dei nostri corpi. E questo si apre naturalmente e organicamente all'allineamento della forma più alta: l'allineamento della nostra consapevolezza al dispiegarsi gioioso ed estatico dei nostri poteri creativi primigeni, non nella sola sfera sottile, ma attraverso l'intero spettro della nostra esperienza, dalle profondità più remote della coscienza, dove il principio creativo pulsa nella sua forma primordiale, attraverso la formulazione delle categorie concettuali delle nostre menti, attorno ai limiti interiori dei nostri corpi e, verso l'esterno, nella meraviglia confusa e frattale del mondo materiale.
Allineare la nostra consapevolezza con questa effusione sublime e creativa, con questa gioiosa emissione del principio femminile, è sperimentare l'Hatha Yoga, come il risveglio della nostra consapevolezza alla suprema meraviglia di essere vivi.



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