I Deva: il saggio Ganesha

giugno 19, 2019



di Marco Sebastiani

Ganesha, o Ganesh che dir si voglia, è la divinità più popolare tra tutti i deva indiani. E' venerato dal Nord al Sud dell'india, da tre religioni: Induisti, Buddhisti e Gianisti. Come spesso abbiamo detto, la dicitura "Induismo" raccoglie al suo interno differenti religioni indiane, ma Ganesha è comunque benvoluto da tutte queste, sia che si tratti di culti popolari, tra le persone umili che si rivolgono al grande dio che rimuove gli ostacoli, sia che si tratti di colti brahmini che in lui vedono il protettore delle scienze.
Ganesha elimina qualsiasi tipo di ostacolo e per questo motivo viene invocato prima dei viaggi, prima di costruire una casa, di concludere un affare, prima degli esami, e in tutte le situazioni significative che richiedono un impegno.  Nel suo dominio su ogni tipo di ostacolo il dio può anche avere nome Vighneshvara o Vinayaka. Nell'Induismo ortodosso, semmai ne esiste uno, Ganesha è il dio della saggezza, sposato con Siddhi, successo, e con Buddhi, discernimento.


Tutto ciò che i nostri sensi possono percepire o il nostro spirito è in grado di afferrare può essere classificato in generi, in categorie. Il principio di ogni classificazione che permette di stabilire una relazione tra diversi ordini di cose, tra macrocosmo e microcosmo, è riconducibile al Signore delle Categorie, Ganapati. Con questo nome viene comunemente chiamato Ganesha in molte occasioni, tra le quali il suo mantra principale di devozione:

ॐ गं गणपतये नमः
Om Gam Ganapataye Namaha

dove Gam è il nome breve di Ganesha, Ganapataye il suo nome come signore delle categorie e namah il saluto reverenziale.

La Ganapati Upanishad così recita: Io ti saluto signore delle categorie. Tu sei l'unica forma visibile del principio. Sei l'unico creatore, l'unico sostegno l'unico distruttore, tu sei, senza possibilità di sbaglio l'unico principio di tutte le cose, l'unico vero Sé.
Talvolta viene identificato anche con il grande maestro degli dei Brihaspati, citato già nel Rig Veda: Signore delle categorie, tu ne sei il maestro. Tu sei il veggente dei veggenti. La tua ricchezza è senza pari. Tu sei il re degli antenati, il sovrano del principio dei princìpi. Ascolta e prendi posto tra noi portando con te la conoscenza.

Ganapati rappresenta uno dei concetti di base del simbolismo induista che ci spiega anche il suo ruolo di primaria importanza nello yoga: l'identità tra macrocosmo e microcosmo, ovvero l'immagine che nell'uomo è presente la scintilla divina. Già nella sua figura è presente questo richiamo: il corpo di uomo e la testa di elefante animale simbolo di forza e saggezza; il piccolo essere e il grande essere.

Ganesha è identificato con il mantra indù Om, scritto anche Aum. Viene chiamato infatti oṃkārasvarūpa (Om è la sua forma),  identificando il deva con  il suono primordiale.  Il Ganapati Atharvashirsa attesta questa associazione:

(O Signore Ganapati!) Tu sei (il Trimurti) Brahma, Vishnu e Mahesa. Tu sei Indra. Tu sei il fuoco [Agni] e l'aria [Vāyu]. Tu sei il sole [Sūrya] e la luna [Chandrama]. Sei Brahman. Tu sei (i tre mondi) Bhuloka [terra], Antariksha-loka [spazio] e Swargaloka [cielo]. Tu sei Om. (Vale a dire, tu sei tutto questo).

Ganesha è anche definito Omkara o Aumkara, ovvero "avente la forma dell' Oṃ". Infatti, la forma del suo corpo ricalca il contorno della lettera sanscrita che indica la celeberrima sillaba; per questo Ganesha è considerato l'incarnazione del Cosmo intero, Colui che sta alla base di tutto ciò che è manifesto. E' ancora più evidente come l'Om ricalchi il corpo di un elefante, nei caratteri Tamil.

 fig.1 la sillaba OM in sanscrito e hindi (caratteri devanagari)

 fig.2 la sillaba Om in sanscrito con alcune modifiche
che esaltano il contorno dell'elefante

fig.3 la sillaba OM in caratteri Tamil




L'attributo più evidente della sua figura è indubbiamente la testa di elefante sul massiccio corpo di uomo, con una pancia molto prominente e le gambe corte. Ogni elemento ha una sua origine nel mito. Per gli Shivaiti, che pongono l'imperscrutabile dio Shiva come principio primo ed ultimo del Brahaman, dello spirito che tutto pervade, esiste una sorta di sacra famiglia composta da Shiva, sua moglie Parvati e loro figlio Ganesha. Da questo contesto famigliare trova origine il mito dell'acquisizione della testa di elefante.  In verità ne esistono diversi, anche molto differenti, ma questo è il più famoso, narrato nella Shiva Puraṇa:

Una volta Parvati volle fare un bagno nell'olio, ma sentendosi offesa per una precedente visita improvvisa di suo marito Shiva, mentre si stava lavando, creò un ragazzo bellissimo dalla farina di grano di cui si era cosparsa il corpo e gli chiese di fare la guardia davanti alla porta di casa, raccomandando di non far entrare nessuno. In quel frangente Shiva tornò a casa e, trovando sulla porta uno sconosciuto che gli impediva di entrare, si arrabbiò e lo decapitò con il suo tridente. Parvati ne fu molto addolorata e Shiva, per consolarla, decise di prendere la testa di qualsiasi creatura avesse trovata addormentata con il capo rivolto a nord. Egli  trovò un giovane elefante che dormiva in tal modo, prese la testa e la attaccò al corpo del ragazzo. Lo resuscitò quindi e lo chiamò Ganapathi, concedendogli di essere adorato da chiunque fosse in procinto di iniziare una qualsiasi attività importante.

Ganesha, il signore delle categorie, è al di fuori del tempo, che nessun altro dio  ha il potere di dominare, fatta forse eccezione per Kali, ma siamo comunque sempre nella sfera di influenza e appartenenza di Shiva. Ecco perchè nell'invocazione preliminare di tutti i sacrifici, ci sono sempre queste parole, conosciute come Punyahavachana: Possano le due divinità ostacolo e il suo Signore essere soddisfatti.

La svastica è il simbolo grafico di Ganesh, alle volte rappresentata con quattro puntini nei quattro settori identificati dalla croce. Questo simbolo è ovviamente molto diffuso in India, e rappresentato, ad esempio, sulle scatole dei fiammiferi. Le braccia a gomito della svastica rappresentano la tortuosità della via che conduce al principio, al centro della stessa, alla verità.

Veniamo ora ad analizzare le caratteristiche iconografiche di Ganesha:

Le due zanne di cui una spezzata
Molte sono le interpretazioni del perchè Ganesha abbia una sola zanna o una zanna spezzata, così come i miti. La più avvalorata rimanda al significato dell'uno come verità, oposto al due come possibilità. Per quanto riguarda il mito, il più famoso narra che il dio, infuriato con Chandra, la luna, che lo stava deridendo, si spezzò una zanna e la scagliò contro di lui, facendolo istantaneamente cessare di brillare. Solamente in seguito concesse che la luna avesse un progressivo splendore e fosse unicamente un giorno al suo apice. Per i dettagli di questo mito confronta l'articolo dedicato alla posizione yoga harda chandrasana, posizione per l'appunto dedicata al dio Ganesh.
In altri racconti mitologici, la zanna spezzata è il simbolo di un sacrificio per una giusta causa, per qualcosa di cui valga la pena.

Le quattro braccia e i quattro oggetti che impugna
Quattro è un numero molto importante nell'Induismo, quattro sono i Veda e le caste. Nella prima mano sinistra Ganesha tiene un laccio, per catturare l'errore, moha, nemico di tutti i saggi ricercatori della verità questo è anche lo strumento con cui rimuove gli ostacoli. Altre volte in questa mano tiene un fiore di loto, simbolo dell'elevazione sulla materia e del compimento spirituale. Nella prima mano destra mano tiene il pungolo per guidare gli elefanti, simbolo della sua autorità sul mondo, oppure una piccola accetta, per recidere i legami dell'attaccamento.  L'altra coppia di mani, la sinistra offre un vassoio di dolci, simbolo della dolcezza dei doni spirituali e della generosità del dio, la destra ha il palmo rivolto verso chi guarda, nel consueto gesto che allontana la paura, a volte sul palmo di questa mano è raffigurato l'OM, per i motivi già esposti.

Il ventre prominente
Ganesha ha una pancia molto sporgente a simboleggiare la fame di sapienza, smodata come il suo proverbiale appetito. Egli è grasso perchè l'intera manifestazione è compresa in lui, ma egli non è contenuto in nulla. Egli costituisce anche un invito a digerire sia le buone esperienze che quelle negative, come insegnamenti.

La grande testa e le grandi orecchie
Il dio è anche chiamato Gajanana (faccia di elefante), Gajadhipa (Re degli elefanti). L'elefante in India è simbolo di forza per antonomasia, ma anche di intelligenza e lunga memoria. Queste sono sicuramente caratteristiche del Dio, che, grazie alle grandi orecchie ascolta le preghiere degli uomini ed in alcune raffigurazioni queste orecchie sono simili ai ventagli con cui i contadini separano il grano dalla pula, a significare la scrematura operata tra le richieste vane e quelle meritorie di essere esaudite. Ganesha è forte fisicamente e moralmente della forza che infonde la saggezza. Come tutti i saggi è pacato e riflessivo, ma quando si adira è estremamente temibile.

L'elefante e il topo
Ogni deva indiano possiede una cavalcatura per spostarsi, quella di Ganesha è un topolino. Questo animale vive all'interno in tane come cunicoli e rappresenta l'atman, lo spirito individuale all'interno degli uomini, il Sè. L'immensamente piccolo, il topo, si incontra e si coniuga con l'immensamente grande, l'elefante. Il topo, in sanscrito mushaka, ha nella radice del nome il termine "rubare", e la Bhagavat-tattva descrive come Ganesha sia il fruitore di tutto (Ishana) e anche il Signore sovrano (Ishvara), insediato in noi come un ladro istigatore.

Ganesha è il re degli antenati, ma soprattutto il primo tra gli dei e ne presiede l'assemblea. Almeno secondo alcuni testi sacri.
Non esiste probabilmente in tutta l'India una divinità tanto amata come Ganesha, così come sono profondamente amati e rispettati gli elefanti che ne rappresentano la manifestazione. Se a una persona che sta per partire o intraprendere un nuovo percorso in India pronuncerete "Ganapataye namah", saluto te oh Ganesh, farete sicuramente cosa gradita.

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