Il pazzo mondo dello yoga americano: Kino McGregor contro Aloyoga

marzo 21, 2018


di Mario Caruso

Proprio in questi giorni sta divampando una battaglia accesissima tra il colosso americano possessore del brand Aloyoga da una parte e la famosissima yogastar Kino McGregor  dall'altra, la quale sembrerebbe aver preso le difese di Dana Falsetti, in verità molto meno nota agli onori della cronaca.

Lo diciamo subito apertamente: la questione non ha nulla a che vedere con lo yoga, ma ha turbato così tanto "l'ambiente" a livello mondiale, arrivando, come vedremo, anche in Italia, da incuriosirci e voler approfondire. E' inoltre, secondo noi, un interessante esempio di quale sia oggi l'ambiente che ruota intorno allo yoga negli Stati Uniti.

Vista la futilità dell'argomento, abbiamo cercato di risollevarlo interpellando Mario Caruso, ricercatore universitario di filosofia e religioni dell'India e dell'Estremo Oriente, nonchè praticante di yoga di lunga data, conoscitore dei nuovi media e dei meccanismi "social", al quale abbiamo chiesto di indagare per noi. A lui cediamo la parola, chiedendogli di rimanere quanto più possibile asettico nell'analisi.



Premessa



Gli Stati Uniti hanno un rapporto privilegiato con il mondo dello yoga. La grande ascesa di questa arte nel 900 è iniziata proprio con vari maestri indiani che si sono recati in questo paese oppure cittadini americani che sono tornati dall'India e hanno iniziato un lavoro di diffusione. Questo rapporto privilegiato si inserisce però in un tessuto economico e sociale molto competitivo e spregiudicato. Banalizzando diremo che in America qualunque modo per fare i soldi, se non illegale, è lecito e apprezzato. La giurisprudenza nazionale è tutta rivolta in questo senso, più che in ogni altro paese europeo.

Detto questo, negli Stati Uniti siamo stati abituati a vedere sorgere e splendere gli astri dello yoga a livelli difficilmente eguagliabili nel resto del mondo. Generalmente questa ascesa è collegata con una grandiosa ascesa economica. Allo stesso modo, come in nessuna altra nazione, a volte questi astri deflagrano con una potenza sbalorditiva. I casi sono molti, sia di personaggi pubblici che di aziende e le motivazioni vanno da fatti gravissimi come le molestie sessuali a questioni più irrisorie. In realtà questo fenomeno è visibile in ogni altro contesto, basti pensare a Mike Tyson oppure a Tiger Woods.

Attori


I soggetti coinvolti sono universalmente noti. Aloyoga produce abbigliamento da yoga di fascia altissima, diremmo luxury, dove una canotta costa 100$, ed ha un business molto fiorente ed in rapidissima espansione. Utilizza un marketing aggressivo all'ennesima potenza, avvalendosi di tutti gli strumenti social, di sponsorizzazioni capillari in tutto il mondo, eccetera. Come dicevamo tanto successo attira spesso negli USA attacchi frontali, a volte da parte di chi può avere interesse diretto o indiretto nell'affossamento di un brand. In passato è infatti stato accusato di promuovere un'immagine razzista dello yoga perchè le modelle erano tutte giovani e bianche. A noi queste osservazioni fanno un po' ridere, saranno anche liberi di scegliere le modelle come ritengono più opportuno o a loro gusto, ma in America è un fatto grave che può far crollare l'immagine. Ci sono passati anche Facebook e Google sotto accuse simili, legate ai dirigenti e non alle modelle, ovviamente. Oggi Alo espone sul sito modelle di tutti i colori, realmente: nere, mulatte, ispaniche e caucasiche, proprio per appianare le critiche. Un altro attacco mosso al brand è stato di promuovere un'immagine del corpo femminile e dello yoga, legata troppo alla magrezza. Qui però Alo proprio non ce l'ha fatta e continua nella sua scelta. Questa battaglia ha però prodotto dei risultati. Oggi diversi marchi utilizzano modelle palesemente sovrappeso. Si è visto anche diventare piuttosto famose sui mezzi di comunicazione, insegnanti di yoga evidentemente troppo in carne per la loro salute.  Una cosa così qui in Europa non si è mai vista.  Per chiudere il cerchio, Donna Falsetti, in cui soccorso sarebbe intervenuta Kino McGregor, rientra in questa categoria. L'astio tra Alo e Donna è quindi di vecchia data.

Kino McGregor ha un'immagine molto ben costruita. E' forse l'insegnante più famosa della seconda generazione americana, quella di istruttori all'incirca quarantenni, è la regina dell'ashtanga yoga, una star da un milione e mezzo di follower su Instagram e titolare di un impero legato  all'abbigliamento, ai libri, ai dvd, alle lezioni online, ai retreat a un centro yoga e wellness e chi più ne ha più ne metta.
Si da il caso che la famosissima Kino a metà Marzo pubblichi un articolo che sembra quasi una crociata, nel quale dice di non poter più tacere la gravissima situazione alla quale sta assistendo ovvero una lotta tra una povera Davide e un temibile Golia, tra Aloyoga e Dana Falsetti della quale vuole venire in soccorso. Ecco il link al suo pezzo "Quando una grande compagnia prende di mira una insegnante di yoga". Se avete assistito alle lezioni di Kino McGregor sapete che la sintesi non è il suo forte ed anche l'articolo è veramente un muro di parole. Si dicono cose molto opinabili: che yoga e business vanno bene insieme, ma che lo yoga deve avere la precedenza, che esiste un limite da non oltrepassare; l'autrice si dice sostenitrice del cuore spirituale dello yoga e di voler rompere il muro di omertà. Eccetera, Eccetera.

Primo Tempo


La questione è banale: Dana aveva pubblicato alcuni video sulla piattaforma Cody. Cody è stata comprata da Alo. Dana ha chiesto ad Alo di rimuovere i video delle sue lezioni, ha ricevuto picche ed ha scritto uno stato su Instagram (una history per l'esattezza, quindi della permanenza online di sole 24h), fortemente critica nei confronti di Alo, ai limiti della diffamazione. Alo ha denunciato Dana. La causa sta seppellendo Dana nei debiti. Kino sposa la causa della povera, ma felicemente curvy, Dana.
Alcune informazioni di pubblico dominio a corollario: anche Kino ha dei video pubblicati su Cody ed è stata in passato testimonial di Alo.
 
Per dare credito a Kino McGregor come sostenitrice della spiritualità dello yoga aspettiamo di vederla ordinata swami rinuciataria e vivere in povertà in un ashram in India. A parte gli scherzi, quando ci si espone in questo modo, inevitabilmente emergono contraddizioni e vizi, nessuno di noi ne è estraneo, nemmeno i guru, figuriamoci uomini e donne di affari americani. Quando si giunge all'apice, spesso ci si crede inattaccabili e incrollabili.

L'articolo della McGregor va molto in profondità arrivando a pubblicare l'elenco degli account Instagram di tutti gli insegnanti sponsorizzati da Alo, chiedendo loro di perorare la causa di Dana, anzi chiedendo ai suoi lettori di invitare i testimonial Alo ad agire in modo yogico. Kino li accusa apertamente di agire in modo poco chiaro, senza dichiarare apertamente che l'abbigliamento nelle immagini è frutto di sponsorizzazioni. Rivela esisterebbero altri 4000 Brand Ambassador mimetizzati e che i testimonial sono pagati fino a 15.000 dollari per post.
Quale è stata la conseguenza naturale e prevedibile quando si hanno 1.5Milioni di follower a leggere? gli insegnanti della lista sono stati trollati (infastiditi sui social) senza pietà e accusati nel migliore dei casi di essere dei mercenari egotici e contro lo yoga spirituale. Ci dispiace ma qui l'errore della famosa insegnante di Miami è stato imperdonabile. Nella lista ci sono persone poco più che ventenni, come le nostre due amiche Martina e Martina ed è così che la puzza di bruciato arriva fino in Italia.

Secondo Tempo


Ma la telenovela non finisce assolutamente qui, lo sconosciuto fondatore di Cody, ormai dipendente di Alo, il 18 Marzo, pubblica una risposta alla prima lettera, dal titolo "La verità dietro le parole di Kino" che inizia con un improbabile "Dear yoga comunity". Il nostro caro Paul, questo è il nome dell'ex CEO di Cody, riesce nell'impossibile, sbagliando i tempi, i toni e i contenuti in un colpo solo.
Questo il link all'articolo. La faremo breve, nella sostanza, rivelando parti di contratti precedenti con la McGregor e uscendo anche ampiamente al di fuori della questione originaria, la accusa di varie nefandezze. Tra le altre, di essere una volpe del business, di aver fatto finta di voler diventare socia di Cody per poi pubblicare una propria piattaforma di lezioni online copiata pedissequamente dalla loro, allega anche schermate come prova. Di averli ridotti sul lastrico con compensi esorbitanti, maggiori delle buste paga di tutta l'azienda, superiori ai 500.000$ e di averli costretti a licenziare persone.
Ma soprattutto, dice di aver proposto a suo tempo un accordo con Dana, che avrebbe previsto di eliminare i video online entro alcune settimane, ma aggiunge che Dana Farsetti successivamente sarebbe poi sparita per pubblicare in seguito, in modo strumentale, il famigerato post, nel quale tra l'altro violava la riservatezza dell'acquisizione di Cody da parte di Alo, danneggiandoli gravemente.
La questione assume toni decisamente fuori controllo per articoli di pubblica diffusione.

Tempi supplementari

 Ieri, Kino McGregor ha  compreso l'errore strategico commesso e ha pubblicato una ulteriore risposta dall'improbabile titolo "Alo fai la cosa giusta e tutti ti ringrazieremo". Questo il link. La prima cosa che vorremmo chiedere all'autrice è:"ma scusa, tutti chi?", quale titolo permette di parlare a nome di tutti? forse quello di influencer?
In questo nuovo post si scusa, o quasi, con gli ambassador Alo ed invita "tutti" a non insultarli sui social, evidentemente fuori tempo massimo.  Continua però l'attacco ad Alo. Gli ambassador non parlano secondo lei perchè vessati da contratti capestro. Invita Alo a ritirare le cause in essere contro Dana, perchè tra le altre cose sono state iscritte strumentalmente in due differenti Stati, facendo raddoppiare le spese legali. Asserisce inoltre che lei deve rispettare un accordo di riservatezza sul suo contratto con Alo e con Cody e che quindi non può dire nulla in merito altrimenti rischia anche lei azioni legali, ma invita Alo a rinunciare alla riservatezza, altrimenti questo sarebbe un segno evidente di colpevolezza.
Le parole poco ponderate diventano a volte grottesche come l'invito a commentare pacificamente l'accaduto, ma di servirsi di piattaforme non soggette a gradi gruppi lobbistici (Facebook) ma di strumenti open e liberi (Elephantjournal e forum) evidentemente più "spirituali".
Le centomila parole del suo articolo, stringato come di consueto, si chiudono con una definizione del dizionario della parola "Ambassador", in evidente ulteriore polemica con l'uso secondo lei fraudolento di queste figure da parti della lobby che gestisce il marchio Alo.

Conclusione

Una sola cosa è certa, questa querelle danneggerà tutti i protagonisti. In quale misura è difficile da pronosticare. Alo era fino a ieri la marca americana dei sogni, il Gucci dello yoga, il desiderio proibito di tutte le insegnanti di yoga era diventare Brand Ambassador Alo, una fantastica coccarda da mettere sul proprio curriculum e da esibire nelle foto con il nuovo completo, come d'altronde tanti sportivi fanno con adidas o reebok.  Oggi questo dato di fatto potrebbe cambiare, difficile dire come. Il "sentiment" verso l'azienda potrebbe virare verso un'aperta antipatia. Personalmente non ho mai amato i grandi brand che producono abiti molto costosi, Alo poi fa pochissime cose da uomo e molto brutte, sessisti! Scherzi a parte la riflessione sulla morale dei grandi gruppi americani potrebbe estendersi a tutti i praticanti di yoga, in genere più inclini verso il lato umano. Se Nike produce i palloni  facendoli cucire dai bambini indonesiani questo non ha evidentemente intaccato la sua immagine o le sue vendite, ma l'ambiente dello yoga dovrebbe o potrebbe essere molto diverso. 
La nostra amata Kino McGregor ha fatto un innegabile errore di valutazione, impelagandosi in una polemica molto sterile di cui è difficile capire a prima vista l'obbiettivo ed il senso. Era direttamente coinvolta in comuni affari con i soggetti accusati e quindi avrebbe fatto meglio a tacere o quanto meno a non ergersi a paladino sopra le parti. Anche lei riceverà sicuramente un danno dell'immagine o della brand reputation, come si dice oggi; quantomeno sarà meno simpatica a tutti i testimonial Alo o ai fan dell'azienda. Sollevare il velo sul giro milionario di soldi e sulle diffuse pratiche affaristiche che ruotano intorno allo yoga americano, difficilmente potrà produrre un'immagine "spirituale" o "tradizionale" dello stesso.
Infine la diretta interessata, Dana Falsetti, io non credo vedrà ritirate le accuse in tribunale, frutto di un diverbio in fin dei conti commerciale. Tutta questa attenzione ritengo nemmeno giovi alla sua immagine di yoga accessibile a tutte le taglie; anche lei in fin dei conti è ultrasponsorizzata e cavalca un'immagine costruita sull'opposto degli stereotipi, ma in fin dei conti molto costruita anch'essa. Molte più persone in questo momento si stanno domandando se sia salutare essere così sovrappeso e farsi fotografare mangiando abbondantemente oppure se dichiarare di non fare yoga per dimagrire sia un'affermazione che interessi a qualcuno. Come sempre l'improvvisa attenzione può produrre danni.

Spero di aver relazionato i lettori di Yoga Magazine Italia con dovizia di particolari e un approccio divertito, ma oltre le parti.

 

 




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